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Mille mld di tasse spazzatura

Su 1.058 miliardi di crediti affidati dagli enti impositori ad Equitalia, dal 2000 al 31/12/2015, la società per la riscossione riesce a lavorarne solo 51 miliardi, portando annualmente nelle casse dell’erario circa 7,7 mld di euro. Oltre 1.000 miliardi si perdono in mille rivoli che per la prima volta l’amministratore delegato di Equitalia Ernesto Maria Ruffini elenca e analizza davanti alla commissione finanze del Senato.

Nel testo consegnato a Mauro Maria Marino, presidente della VI commissione l’amministratore delegato censisce lo stock dei crediti in pancia alla società di riscossione, del magazzino di Equitalia al 31 dicembre. «Di questi il 20,5% è stato annullato dagli stessi enti creditori, in quanto ritenuto indebito».

Dei restanti 841 miliardi di euro, oltre un terzo, per Ruffini, sono difficilmente recuperabili: «138 miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti, 78 miliardi di euro da persone decedute e imprese cessate, 92 miliardi di euro da nullatenenti (almeno in base ai dati dell’Anagrafe tributaria); per altri 28 miliardi di euro la riscossione è sospesa, sempre per forme di autotutela o sentenze». Dall’elenco restano fuori 506 miliardi di euro, di cui oltre il 60% (314 miliardi) corrispondono a posizioni per cui, spiega Ruffini, «si sono tentate invano azioni esecutive. Al netto di altri 25 miliardi di rate per riscossioni dilazionate e di 81 miliardi di riscosso, il “magazzino” residuo si riduce a 85 miliardi di euro, di cui 34 miliardi sono non lavorabili per norme a favore dei contribuenti» spiega l’ad di Equitalia. Le posizioni effettivamente lavorabili si riducono quindi a 51 miliardi di euro, il 5% del carico totale lordo iniziale. Tra le cause di questi ostacoli alla riscossione messe nero su bianco da Ruffini emergono oltre la qualità delle iscrizioni a ruolo «conseguenti» riflette l’ad, «a pretese in alcuni casi poco solide o non adeguatamente motivate», l’intervallo temporale tra accertamento del debito e fase di riscossione attribuiti a due soggetti diversi e la difficoltà di acquisire informazioni complete e puntuali sui redditi e patrimoni da parte della società di riscossione. Tanto che Ruffini anticipa che sono in corso confronti con l’Agenzia delle entrate (socio di maggioranza di Equitalia) per consentire l’accesso alla società di riscossione all’archivio dei rapporti finanziari. Sull’inesigibilità dei ruoli, Ruffini ricorda che dal 1999 in avanti sono state poste da legislatore una serie di norme di rinvio sulla comunicazione di inesigibilità dei ruoli. «Le proroghe hanno avuto» commenta Ruffini, «un effetto perverso, giacché hanno imposto al gruppo Equitalia la notifica di un ingente volume di avvisi di intimazione». La legge di Stabilità 2015 ha ridefinito i termini dando scadenze fino al 2031 e prendendo in esame i ruoli affidati dal 2012 in avanti. «L’obiettivo» specifica l’ad di Equitalia, «è permettere agli agenti della riscossione di concentrarsi sulla lavorazione delle partite più recenti».

Per Mauro Maria Marino «l’audizione ha permesso di far emergere una serie di dati che spingeranno il legislatore a valutare se può essere ulteriormente migliorata l’efficienza dell’azione svolta da Equitalia e la tutela nei confronti dei contribuenti in difficoltà. Sulla necessaria interoperabilità delle banche dati emerge poi una questione già evidenziata nell’indagine conoscitiva sul rapporto tra contribuenti e fisco».

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