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Mille miliardi di liquidità dal Giappone

Takahiro Mitani, presidente del Japan’s Governament Pension Investment Fund, ha un problema. Il suo fondo pensione, che con 1.130 miliardi di dollari nella pancia è il più grande al mondo, negli ultimi 8 anni ha realizzato performance annue medie sugli investimenti appena del 2,6%. Troppo poco. Per questo Mr Mitani ha fatto una promessa al primo ministro Giapponese Shinzo Abe: d’ora in avanti gestirà in maniera più dinamica quell’enorme patrimonio. Insomma: investirà di più all’estero.
E lo stesso faranno tutti gli altri grandi investitori giapponesi: dato che in patria non ci sono più rendimenti appetibili e lo yen si svaluta, per effetto della nuova politica monetaria della banca centrale nipponica, saranno tutti costretti a cercare rendimenti altrove. A riversare capitali all’estero. Gli economisti di Hsbc stimano che questo porterà sui mercati internazionali fino a mille miliardi di dollari di nuova liquidità. Quelli di Mps Capital Services ne stimano almeno 850 miliardi. Qualunque sia la cifra giusta, una cosa è certa: si tratta di una manna per i mercati. E per gli speculatori.
Pioggia da mille miliardi
Il grande flusso di capitali (per ora solo supposto) nasce dalla nuova maxi-manovra annunciata dalla Banca centrale del Giappone una settimana fa. L’istituto acquisterà titoli di Stato nipponici stampando moneta, fino a raddoppiare la base monetaria in due anni. L’effetto di questa manovra è duplice: tiene bassissimi i tassi dei titoli di Stato giapponesi e svaluta lo yen. Ma l’effetto più atteso dal mercato è un altro: costringe Mr Mitani, e tutti gli investitori giapponesi che per tradizione hanno i bilanci pieni di titoli di Stato locali, a investire di più all’estero in cerca di rendimenti.
Questo, secondo i calcoli di Hsbc, è in parte già accaduto: dato che la mossa della Banca del Giappone era largamente attesa, gli investitori locali hanno inziato a diversificare all’estero già da qualche mese. Negli ultimi sei mesi, calcola Hsbc, il 20% delle emissioni di titoli di Stato d’Europa è stato acquistato da investitori giapponesi. Da settembre sui titoli francesi sono entrati oltre 20 miliardi di dollari provenienti dal Giappone e sui Bund tedeschi circa 15 miliardi. In totale in Europa sono entrati oltre 50 miliardi. Ma anche i mercati emergenti sono stati bersagliati dai denari giapponesi da settembre ad oggi: 2 miliardi sono arrivati in Sud Africa, altrettanti nell’Europa dell’est e in Messico.
Effetto domino mondiale
Questi flussi, come detto, sono iniziati mesi fa. Perché tutti in Giappone sapevano che la Banca centrale avrebbe avviato una super-manovra espansiva. Ma solo quando giovedì scorso è arrivato l’annuncio ufficiale, nel mondo si è diffusa la consapevolezza del potenziale flusso di capitali in arrivo dal Giappone: questa consapevolezza ha spinto gli investitori di tutto il mondo ad accodarsi al trend. Insomma: dall’esigenza di Mr Mitani è nata una grande speculazione internazionale. Tutti si sono messi a comprare di tutto, per accodarsi al possibile flusso in arrivo dal Giappone.
Per una strana ironia della sorte, calcola il capo economista di Mizuho International Riccardo Barbieri, i dati ufficiali dimostrano che nella prima settimana di aprile i giapponesi non hanno comprato molto. Tutt’altro: gli investitori del Sol levante in quella settimana hanno venduto bond internazionali per 1.140 miliardi di yen netti. Ma questo, ormai, non importa a nessuno: perché solo l’idea che possano arrivare i Giapponesi ha creato grande euforia sui mercati. Che a comprare sia Mr Mitani o Mr. Smith poco importa alla speculazione: basta non perdere il treno.
È così che nell’ultima settimana i mercati finanziari si sono letteralmente infiammati. I BTp hanno ridotto i rendimenti dal 4,60% al 4,33%, nonostante la crisi economica e l’impasse politica in Italia. Questo ha fatto volare le banche italiane in Borsa, trainando Piazza Affari al rialzo del 5,40%. Trasformata in yen, la performance della Borsa milanese è stata del 15,23%. Grandi flussi di capitale sono arrivati in tutta Europa, tanto che i rendimenti dei bond francesi hanno raggiunto i minimi degli ultimi 260 anni. E a Wall Street, che ha toccato nuovi massimi storici.
Ma grandi acquisti si sono riversati anche sui mercati emergenti, che ne hanno prontamente approfittato per racimolare un po’ di denaro. Quest’ultima settimana – secondo i dati di Dealogic – i Paesi emergenti hanno emesso obbligazioni per un totale di 15,9 miliardi di dollari: mai, negli ultimi 10 anni, in questa stessa settimana avevano raccolto sui mercati così tanti finanziamenti. Stesso discorso per le emissioni di obbligazioni aziendali: nel mondo, questa settimana, hanno totalizzato i 34 miliardi. Escludendo i 38 miliardi nella stessa settimana del 2011, anche questo è il record.

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