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Milano, un negozio su tre non rilascia scontrini

MILANO — La vittima illustre dell’ultimo controllo anti-evasione a Milano si chiama Clarence Clyde Seedorf. Sabato sera i finanzieri del comando provinciale hanno visitato il supermodaiolo ristorante di cui il centrocampista del Botafogo è socio, il Finger’s di via San Gerolamo Emiliani, in zona corso Lodi, frequentato da personaggi come Adriano Galliani e Barbara D’Urso. E hanno scoperto, tra i documenti contabili, dieci “pre-conti”, per un totale di 2.900 euro. Secondo i gestori, sono tutti riferiti al calciatore: l’ex milanista avrebbe ospitato amici e familiari senza farli pagare, riservandosi però di saldare cash in un secondo momento. I baschi verdi hanno multato per “mancate emissioni di documento fiscale”. E adesso minacciano la chiusura di uno dei templi della cucina fusion, avviato otto anni fa dallo chef nippo-brasiliano Roberto Okabe.
Il Finger’s è uno degli oltre 500 esercizi commerciali ispezionati dalla Finanza tra sabato e domenica a Milano e nell’hinterland. Un blitz che ha coinvolto 170 mi-litari, in divisa e in borghese, e che ha fatto riscontrare 150 violazioni. Un negoziante su tre, dunque, non rilascia scontrini né ricevute. Esattamente come è emerso nel corso della maxi-ispezione di fine gennaio, come se tutte le campagne anti-evasione avviate finora
non fossero servite a niente. Il “piano coordinato di controllo economico del territorio” avviato dalla Gdf nel Milanese e a Monza ha avuto due obiettivi: da una parte bar, pub e altri esercizi commerciali che non rilasciano gli scontrini, dall’altra i venditori abusivi, per lo più stranieri, di merce contraffatta. Anche per questo, le ispezioni non hanno suscitato le polemiche che si sono registrate quest’inverno, con i leghisti e il Pdl in difesa dei negozianti italiani “perseguitati” contrapposti agli immigrati “indisturbati”. Nella Chinatown milanese sabato i militari hanno sequestrato 5500 navigatori, computer e altri componenti elettronici contraffatti, denunciando il negoziante che li vendeva. Merce che si aggiunge al milione e 900mila pezzi contraffatti sequestrati in provincia di Milano nei primi sei mesi del 2012. Un fenomeno contro cui ora è sceso in campo anche il Comune, che ha istituito il “consiglio milanese anticontraffazione” per coordinare tutti gli interventi contro la pirateria.
Ieri i controlli hanno riguardato tanto i luoghi storici della “movida” – i Navigli, Brera – quanto l’Ortomercato, dove a un fruttivendolo,
completamente abusivo, sono state sequestrate 300 casse. Banane, pesche, angurie e altra frutta che è stata donata alla Protezione civile e alle associazioni che assistono i poveri. Durante la retata i Baschi verdi hanno scoperto anche sette lavoratori in nero e un irregolare. Per quanto riguarda l’evasione fiscale, invece, le violazioni riscontrate dall’inizio del 2012 sono state 2.595, una media di 14 al giorno. «Nel nostro caso – assicura Elisangela Pereira Teodoro, del ristorante Finger’s – non c’è stata la volontà di evadere il fisco. Sono i conti che ci ha lasciato prima di
partire per il Brasile Seedorf, che è un nostro socio: a volte va via senza pagare e sistema dopo. Pensavamo che fosse in tutto in regola e invece non si finisce mai di imparare. Ma siamo a disposizione per tutti i chiarimenti».
Ben più pesanti le accuse nei confronti di due imprenditori del settore moda fermati giovedì dalla polizia locale: avevano nascosto al Fisco redditi per oltre 26 milioni di euro trasferendoli in società cartiere negli Stati Uniti. Il pm Maurizio Ascione, che ha coordinato le indagini, ha chiesto la convalida del fermo.

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