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Milano tenta il rimbalzo ma l’Europa spegne il rally

di Luca Davi

Troppa incertezza. Troppo nervosismo. Pochissimi spunti positivi. E così Piazza Affari chiude la terza seduta consecutiva al ribasso, pur in una giornata dominata dalla forte volatilità. Intendiamoci: il calo finale di Milano (-1,54% il Ftse Mib, -1,21% l'All Share ieri) si rivela perfino più contenuto rispetto agli altri listini europei: Londra termina in ribasso del 2,34%, Parigi dell'1,93%, Francoforte del 2,3%. Merito soprattutto della buona intonazione di tre titoli (UniCredit, Mps e Lottomatica) che con il loro contrappeso hanno evitato alla Borsa milanese flessioni ben peggiori.

La giornata

Perchè se si riavvolge la pellicola della seduta di ieri dall'avvio, ci si sarebbe potuti attendere un pesante ribasso. Passa mezz'ora dal suono della campanella e l'indice Ftse Mib già perde il 2,5 per cento. A essere puniti sono, come al solito, i titoli bancari che cadono in apnea mentre il differenziale tra i titoli di Stato italiani, i Btp, e quelli tedeschi, i Bund, balza al record di 390 punti. A conferma dell'allarme rosso che grava sul nostro debito. Intesa SanPaolo e Banco Popolare, con cali rispettivi del 4 e del 3%, vengono sospesi al ribasso. Mentre Mps cede il 1,18%, UniCredit frena del 2,4%, Mediobanca dell'1,11%.

Nel corso della giornata, tuttavia, le cose migliorano. Sui mercati, peraltro, arriva la notizia che l'intervento sulla crisi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, inizialmente fissato per le 15, sarà spostato alle 17,30, a borse chiuse. Nel frattempo lo spread sui titoli decennali va progressivamente riducendosi, pur nel quadro di una seduta fortemente volatile. Contemporaneamente Piazza Affari prende un po' di respiro e riesce a fare meglio dello Stoxx europeo. UniCredit, dopo un calo fino al 4,6% in avvio e un balzo superiore al 4% in giornata, chiude così in crescita dell'1,8% soprattutto grazie a una semestrale che ha messo risultati reddituali ampiamente migliori delle attese. Rimbalzo positivo anche per Mps, che mette a segno un guadagno dell'1,97%. Entrambi i rialzi però non bastano a evitare al listino bancario italiano un lieve arretramento (-0,11%), su cui pesano le cadute di Intesa Sanpaolo (-2,76%), Banco Popolare (-1,86%), Popolare Milano (-1,4%) e Ubi Banca (-1,03%).

Ad appesantire un po' il bilancio finale di Piazza Affari ci pensano anche i petroliferi, trascinati al ribasso insieme all'intero settore europeo (-3,2%). A fine giornata Saipem lascia sul terreno il 5%, Eni il 3,6%. Giù, tra i tecnologici, Stm che cede il 5,2 per cento.

Se invece si guarda ai "titoli buoni" di ieri una segnalazione la meritano Lottomatica (+1%) e Brembo (+2,4%). La prima beneficia dell'annuncio di risultati migliori delle attese e della revisione al rialzo della guidance sull'Ebitda per l'intero esercizio, come annunciato martedì. L'azienda specializzata nella produzione di sistemi frenanti scatta, invece, dopo i ribassi delle ultime sedute generati dai timori su una domanda debole del settore. Tra le small e mid cap spicca il balzo del 7,6% di Safilo, che corre dopo la diffusione di risultati del secondo trimestre superiori alle attese.

Chi si è salvato dall'attacco

In un quadro così variegato, e molto volatile, vale la pena dare un'occhiata ai settori che hanno tenuto meglio rispetto all'isteria collettiva delle ultime settimane. E in particolare a partire dall'11 luglio, ovvero il giorno in cui l'Italia – sotto il colpo delle vendite di alleggerimento degli hedge fund internazionali – è entrata ufficialmente nei paesi nel mirino della speculazione, con il differenziale tra BTp e Bund oltre quota 300 punti. Ebbene, da allora chi è salvato da un calo del Ftse Mib del 7% sono stati soprattutto i titoli dei comparti Telecomunicazioni (+0,08%) e Viaggi & tempo libero (+0,44%), gli unici due segmenti a mantenersi a galla. Telecom Italia, ad esempio, nel corso delle ultime settimane è rimasta praticamente invariata (-0,2%). Autogrill, da parte sua, ha guadagnato l'1,2%. Curioso segnalare che il comparto delle banche, nonostante sia finito nell'occhio del ciclone delle vendite negli ultimi mesi, dall'11 luglio non è stato tra i peggiori segmenti: la flessione è stata del 5,52%, comunque inferiore a quella registrata dal comparto del credito europeo, caduto del 7,4%. Come dire: se Milano piange, le altre piazze europee non sorridono di certo.

 

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