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Milano si scopre «green»

di Giuseppe Chiellino

MILANO – C'è, intorno a Milano e lungo l'autostrada A4 verso Bergamo, un patrimonio di imprese e di competenze in uno dei settori più dinamici dell'industria manifatturiera a livello globale: l'energia in chiave ambientale. Un patrimonio che è cresciuto negli ultimi anni ma che era rimasto quasi del tutto nascosto, anche perché ha caratteristiche nuove rispetto ai tradizionali distretti che, dati per morti solo qualche anno fa, sono tornati ad essere un punto di forza dell'economia del Paese. Ora un progetto di Assolombarda ha fatto emergere i numeri, le potenzialità ma anche i limiti e le difficoltà di questa realtà che non è un distretto e non è una filiera, intesi in modo tradizionale. Sono 356 imprese della provincia di Milano, attive in più settori, tutte in qualche modo legate alla "green economy", che fatturano più di 50 miliardi di euro e hanno più di 25mila addetti. «Tutto è iniziato nel 2008 – spiega Roberto Testore, ingegnere ex amministratore delegato di Fiat Auto, responsabile del progetto sicurezza, energia e ambiente di Assolombarda – dopo uno dei tanti meeting sul protocollo di Kyoto dal quale eravamo usciti con immutato senso di frustrazione sulla possibilità di realizzare condizioni di vita sostenibili. Lo scenario era quello del film "The road" (dal libro di Cormac McCarthy, ndr), con scenari foschi da fine del mondo. Ci chiedemmo allora cosa si poteva fare con le tecnologie già disponibili o che lo sarebbero state a breve. Pur nell'enorme confusione dei punti di vista, venne fuori che c'erano già gli strumenti per raggiungere un livello accettabile di qualità della vita». Nacque allora l'idea di un censimento, «ma senza troppe illusioni». I risultati, invece, hanno sorpreso la stessa Assolombarda che ha cominciato a crederci un po' di più e ha approfondito il lavoro, facendo una selezione più dura e cercando di capire in che modo si potevano sviluppare le potenzialità di questo "tesoro" fatto di competenze, di managerialità ma anche di università, centri di ricerca, laboratori, di istituzioni finanziarie e fondazioni che, insieme, «danno a Milano le potenzialità come capitale di un "green economy network" di rilevanza intenazionale» si legge nei documenti preparatori per l'evento dipresentazione a fine maggio. «Queste caratteristiche – spiega Testore – sono state certificare per circa 350 aziende, facendo una selezione severa rispetto all'elenco di partenza lungo più del doppio».

Non solo. «L'ecosostenibilità sarà uno dei temi centrali dell'Expo 2015 – ricorda Testore – e nei prossimi quattro anni saranno decine e decine le delegazioni governative che visiteranno Milano. È una vetrina che non possiamo lasciarci sfuggire. In molte regioni del mondo si stanno predisponendo bonifiche importanti. Sono appalti di enti sovranazionali, con soldi veri, per i quali le nostre imprese possono competere senza timori reverenziali».

Dal progetto di Assolombarda (che ha costituito un comitato promotore affidandone la guida allo stesso Testore) sono apparse in modo evidente anche le difficoltà che le imprese in questione hanno di fronte.

«La prima è quella delle dimensioni ridotte – afferma Testore – come è emerso dai focus group che abbiamo fatto con le aziende dopo averle classificate per settori di attività. L'idea che ci siamo fatti è che uno dei motivi che aveva fatto sfuggire a tutte le rilevazioni le trasformazioni imprenditoriali di quest'area – spiega ancora Testore – era proprio il fatto che, tolti due o tre colossi, si tratta in gran parte di aziende piccole con meno di 50 dipendenti e un fatturato medio tra i 5 e i 30 milioni di euro».

L'obiettivo principale del progetto "green economy network" è quello di sviluppare le potenzialità di aggregazione delle imprese del settore, anche valorizzando l'organizzazione in filiera. Una domanda che viene dalle imprese, soprattutto quelle più piccole, che hanno le competenze giuste ma faticano nella competizione globale. Tra le ipotesi che sono emerse nel confronto sviluppato nei mesi scorsi sul territorio, c'è anche quella del contratto di rete.

«Assolombarda da tempo è impegnata a valorizzare le imprese che operano nell'area milanese nelle filiere della green economy incoraggiandole ad aggregarsi» sottolinea il presidente di Assolombarda Alberto Meomartini. Gli altri punti critici segnalati dalle aziende sono la difficoltà di accesso ai finanziamenti e la scarsa fluidità dei rapporti con i centri di ricerca, elemento – quest'ultimo – fondamentale per lo sviluppo delle produzioni industriali per l'energia e la salvaguardia dell'ambiente. «Siamo convinti – sostiene Meomartini – che Milano e il suo territorio possano diventare un vero e proprio centro di eccellenza, rappresentando un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale. Non a caso – conclude – le aziende Usa già guardano con interesse a questo network, tanto che da inizio anno abbiamo attivato con il consolato americano uno sportello per potenziare le relazioni tra le nostre aziende e quelle statunitensi».
 

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