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Milano, Sala prepara il rientro

Questa mattina l’ultima verifica con il legale e il suo staff. E se dall’approfondimento non emergeranno fatti nuovi, Beppe Sala, sindaco «autosospeso» di Milano dopo l’iscrizione nel registro degli indagati per il reato di falso in merito all’appalto della piastra di Expo, è pronto a sciogliere la sua riserva e annunciare il suo rientro.

Sala sta limando la road map che lo riporterà già oggi sulla poltrona di primo cittadino. Un ruolo per uscire dall’impasse l’ha sicuramente giocato l’incontro ieri in Procura generale tra l’avvocato di Sala, Salvatore Scuto e i vertici della Procura milanese, il procuratore generale Roberto Alfonso, e il procuratore aggiunto Felice Isnardi: «È stato un colloquio sereno e proficuo, come da prassi — ha commentato Scuto — Abbiamo interloquito in via generale». Sala sarà interrogato? «Nei prossimi giorni — ha risposto il legale ai giornalisti — potremo soddisfare tutte le vostre curiosità». Ma è da escludere che questo possa accadere nella giornata di oggi. Resta un ultimo passo, ed è proprio la ratio della riunione di questa mattina con gli avvocati, ossia la risposta della Procura generale alla richiesta (basata sull’articolo 335 del Codice di procedura penale) di conoscere se esistono altre iscrizioni al registro degli indagati a carico del proprio assistito e per quali ipotesi di reato. Più un passaggio dettato dalla prudenza che altro. A quel punto Sala è pronto a convocare una conferenza stampa per spiegare le ragioni del suo ritorno sul campo da gioco e il giorno dopo presentarsi nell’aula del Consiglio comunale di Palazzo Marino per un’informativa ai consiglieri.

Quattro giorni senza sindaco. Era giovedì notte, poche ore dopo che sui siti era uscita la notizia di Sala indagato. Una lunga riunione notturna a casa del sindaco e verso le 23 e 30 un comunicato secco: «Mi autosospendo». Decisione formalizzata il giorno dopo al prefetto, anche se con la formula dell’«assenza temporanea». È la molla che fa scattare una sorta di solidarietà generalizzata.

Alla solidarietà si aggiunge l’appello dei sindaci: 300 firme per chiedere a Sala di ripensarci. Anche il centrodestra non affonda il colpo. Non lo fa Forza Italia e neanche la Lega. Matteo Salvini usa parole sferzanti, ma niente di più: «Chiedo al bimbo Sala che cosa ha intenzione di fare da grande perché Milano non può restare bloccata». L’attacco più duro è arrivato invece dal suo avversario alle comunali di giugno. Tocca a Stefano Parisi affondare il colpo: «Un grave errore politico e un segno di forte mancanza di rispetto verso i milanesi, ma anche una grave forzatura nel necessario equilibrio dei poteri dello Stato. È un atteggiamento ricattatorio nei confronti dei pm».

Maurizio Giannattasio

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