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Milano risale con i titoli bancari

Appena il tempo per brindare a Capodanno al rinvio di due mesi delle decisioni sul fiscal cliff, che sui mercati già iniziano ad aleggiare i timori per il “fiscal cliff 2”, come è stato soprannominato il secondo capitolo sulla “saga” fiscale statunitense. Il rischio, denunciato lunedì da Barack Obama, è il «disastro» economico e finanziario in caso di un mancato accordo sull’innalzamento del tetto al debito che va raggiunto entro fine febbraio. Altrimenti per gli Stati Uniti scatterà il default tecnico.
Tanto è bastato per indispettire gli operatori, che ieri hanno reagito in maniera contrastata. Milano, la piazza migliore del Vecchio Continente, ad esempio ha chiuso in lieve rialzo (+0,44%), oltre quota 17.400 punti, grazie al contributo dei titoli bancari e segna la performance migliore, ad eccezione di Zurigo, di tutta Europa. In rosso hanno invece chiuso Parigi (-0,29%), Francoforte (-0,69%) e Madrid (-0,36%). Sul fronte obbligazionario, in una giornata che ha registrato il successo del nuovo BTp a 15 anni (si veda articolo sopra) e il contemporaneo apprezzamento dei titoli core, i governativi italiani hanno tirato il fiato sul mercato secondario. I tassi italiani sono infatti saliti e lo spread ha ripreso quota, fissandosi in chiusura a 271 punti base. Stesso rialzo per il tasso decennale che ha toccato il 4,22 per cento.
L’asta spagnola
La giornata dello spread in realtà è stata sostanzialmente divisa in due. Nella prima parte della seduta il differenziale di rendimento tra BTp e Bund è sceso fino a toccare 259 punti a metà mattinata. Gran parte di questo iniziale sollievo è da attribuire al successo dell’asta spagnola che ha visto una buona partecipazione, un ammontare superiore alle attese e soprattutto un significativo calo dei rendimenti. Il governo spagnolo ha collocato infatti 5,75 miliardi di euro di Letras. I titoli a 12 mesi sono stati piazzati a un tasso medio dell’1,47%, rispetto al 2,55% di dicembre, mentre i titoli a 18 mesi sono stati offerti all’1,68% dal 2,78%. Ottima la domanda, che sulle Letras a 18 mesi è stata di 2,71 volte rispetto all’offerta.
Nel pomeriggio il differenziale tuttavia si è man mano allargato. A pesare evidentemente è stata la forte quantità di debito periferico offerta sul mercato. All’asta spagnola si sono aggiunti infatti i 6 miliardi del nuovo benchmark italiano a 15 anni. Una quantità «buona», a detta degli operatori – che si aspettavano un’emissione entro i 5 miliardi -, che ha costretto gli investitori a un alleggerimento del portafoglio per fare spazio ai nuovi titoli in arrivo.
Ieri però non ci sono stati solo i collocamenti di Spagna e Italia. È stato infatti il turno anche della Grecia, che ha “piazzato” sul mercato titoli di stato a 3 mesi per 1,625 miliardi al 4,07%, in lieve calo rispetto all’asta precedente del 18 dicembre quando aveva pagato un rendimento del 4,11%.
Il Pil tedesco
Le brutte notizie sul Pil tedesco in compenso sono tornate a favorire il Bund a danno dei titoli periferici. Il decennale tedesco è sceso infatti all’1,52% dall’1,56% del giorno precedente. Il prodotto interno lordo di Berlino si è contratto nell’ultimo trimestre del 2012 dello 0,5%, secondo le stime preliminari, dopo un anemico +0,2% del terzo trimestre. Segnale, insomma, che anche la locomotiva d’Europa può fare ben poco da sola se più o meno tutto il resto del Vecchio Continente è in recessione. Oggi la Germania terrà la sua prima asta del 2013 di un titolo decennale. L’attesa è per un’offerta di 5 miliardi. Ma sarà soprattutto un interessante test per capire se, e a quale prezzo, gli investitori vedono valore nel titolo core europeo per eccellenza dopo il sell-off scattato all’inizio dell’anno (costato circa 27 punti base), solo parzialmente corretto nell’ultimo paio di sessioni.

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