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Milano riparte dai trasporti

Nell’agenda autunnale del Comune di Milano ci sono subito quattro priorità: la decisione sul metodo di gestione del trasporto pubblico e i prolungamenti delle infrastrutture; la partenza dei lavori nelle aree degli ex scali ferroviari; la gestione “comunicativa” del progetto per la riapertura dei Navigli; l’approvazione del piano per l’energia sostenibile.
La strategia
Per quanto riguarda i trasporti, l’assessore Marco Granelli ritiene di poter fare, nel giro di un paio di settimane, le determine per affidare a Metropolitana milanese lo studio di fattibilità dei prolungamenti della metropolitana 1 e 5, così da chiedere allo Stato un miliardo di contributi con la prossima legge Finanziaria (si veda articolo sotto).
In autunno entrerà nel vivo anche il dibattito per decidere se rinnovare attraverso un affidamento diretto l’incarico alla controllata Atm per la gestione del trasporto pubblico, in scadenza il prossimo anno, o proseguire con il regime di gara, come fatto finora. La questione è aperta e all’interno della giunta non tutti sono d’accordo. Il sindaco Giuseppe Sala deve ancora esprimersi. A sostenere le ragioni del mercato è soprattutto l’assessore al Bilancio Roberto Tasca.
L’affidamento diretto, tecnicamente concesso dall’Unione europea, avrebbe il vantaggio di mantenere tutto in mano alla già conosciuta Atm, controllata dal Comune stesso. Fare una gara presenta invece il rischio della concorrenza, ma al tempo stesso permetterebbe ad Atm, qualora risultasse di nuovo vincitrice, di mantenere i suoi ulteriori business all’estero (come ad esempio la gestione della metropolitana a Copenaghen e la gara in corso a Lille). Non è una novità: il mercato è più rischioso ma offre più opportunità. Le forze politiche milanesi su questo punto si confronteranno. Peraltro all’orizzonte, di fronte alla possibilità di una gara, potrebbe esserci un’alleanza con Ferrovie dello Stato.
La «nuova» urbanistica
Nel settore urbanistico, prima di tutto, partiranno in autunno i lavori per la riqualificazione dei sette ex scali ferroviari, per i quali a giugno è stato firmato un accordo tra Comune di Milano e Ferrovie dello Stato. Accordo che in dieci anni dovrebbe portare un giro d’affari di 1,5 miliardi tra infrastrutture dirette, valorizzazione di immobili e costruzione di housing sociale (previsti subito 50 milioni per la Circle Line investiti da Fs più 47 milioni derivanti dal fondo nazionale per le infrastrutture). Ogni scalo ferroviario avrà una sua gara per trovare lo sviluppatore del masterplan. Si parte in autunno con lo scalo Farini.
In ottobre il Comune dovrà inoltre decidere come divulgare i risultati del progetto di riapertura dei Navigli in cinque quartieri della città, finalizzato soprattutto a collegare il Naviglio della Martesana (a Nord) con i Navigli storici (nella parte a Sud). Il documento è stato elaborato da un Comitato tecnico. L’iniziativa dovrebbe servire a portare acqua alla zona agricola a Sud di Milano, e al tempo stesso ad abbellire alcune aree di passaggio del nuovo canale. Lo studio di fattibilità è pronto e per la prossima primavera si ipotizza un referendum. L’incognita è il costo: 400 milioni.
Il piano energetico
Il Piano di azione per l’energia sostenibile è in dirittura d’arrivo. Approvate le linee guida, partiranno ora le restrizioni ulteriori per l’Area C, ovvero il centro storico della città, dove non potranno più entrare veicoli diesel euro 4 per il trasporto merci. Sono inoltre previsti investimenti per il cambio delle caldaie private (un milione di euro) e per le case popolari (30 milioni).

Sara Monaci

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