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Milano rimbalza, volano i finanziari

di Luca Davi

Piazza Affari tira il fiato. L'ipotesi che il G20 possa avviare un piano da 3mila miliardi per gestire il default della Grecia e la crisi dell'euro – come ventilato dalla stampa nel weekend – ha dato linfa ad acquisti sostanziosi sul mercato azionario milanese. Il Ftse Mib, al termine di un giornata molto volatile, ha chiuso in rialzo del 3,32%, a 14.118 punti. Meglio di tutti gli altri mercati europei: Londra ha guadagnato lo 0,45%, Parigi l'1,75%, Francoforte il 2,87 per cento.

La partenza della seduta, in verità, non è stata delle migliori. Anzi: al suono della campanella, l'indice milanese è piombato in terreno negativo, accusando un calo vicino al 2 per cento, in linea con le altre borse europee. Dietro la forte flessione non ci sarebbe nessuna notizia o dato particolari. Probabilmente, è il commento comune di diversi operatori, tutto è da attribuire alla seduta negativa registrata dalle Borse orientali, da Tokyo a Mumbai. Un trend, questo, che ha avuto un peso perché rappresentava la prima risposta degli investitori internazionali al piano anti-crisi approntato dai grandi della Terra.

Dopo una manciata di minuti di profondo rosso, tuttavia, l'approccio è cambiato. E nelle sale operative sono iniziati ad affluire ordini d'acquisto. Difficile, anche in questo caso, indicare le motivazioni specifiche. Di sicuro, per tutta la mattinata gli operatori hanno trascurato le notizie negative che le agenzie hanno battuto nel frattempo. A metà mattinata, ad esempio, mentre l'agenzia di rating Standard&Poor's decideva di tagliare il rating di 11 enti locali, tra cui Milano e Bologna, Milano volava oltre il 2,3 per cento. Poco influente è stata in verità anche la dinamica dello spread tra il rendimento dei titoli decennali tedeschi e di quelli italiani che, sebbene in calo, ha inciso marginalmente sull'andamento dei titoli finanziari. E così pure è apparso poco significativo il calo dell'indice di fiducia dei consumatori italiani (calato da 100,3 punti di agosto a quota 98,5 in settembre, ai minimi a luglio 2008) o l'arretramento dell'indice Ifo, che misura la fiducia delle imprese tedesche.

Gli investitori hanno preferito farsi trascinare dall'ipotesi che l'intervento coordinato per rispondere alla crisi del debito in Europa abbia esito positivo e per questo hanno premiato i titoli finanziari, che fino ad oggi avevano pagato maggiormente dazio rispetto alla crisi, tanto da risultare secondo molte letture sottovalutati. Se a questo si aggiunge il fatto che, alla luce del calo dell'oro e delle altre commodity, molta liquidità si è liberata, si capisce come mai i titoli finanziari abbiano messo a segno un rialzo del 5,7 per cento. Non a caso l'indice durante la giornata è arrivato a toccare un picco massimo vicino al 5% in un quadro di volumi discreti (2,87 miliardi il controvalore scambiato). A partire da metà pomeriggio, però, complici i dati deboli relativi alle vendite di case negli Stati Uniti e la partenza piatta di Wall Street, l'euforia si è in parte ridimensionata.

A fine seduta i più brillanti sono apparsi come detto i bancari. A partire da Intesa Sanpaolo (+8,3%), UniCredit (+6,3%) e Banca Mps (+4,3%). Ma in grande spolvero sono stati anche Azimut (+6,07%) e Mediolanum (+5,51%); in salita si sono mossi gli assicurativi con Generali (+5,62%) dopo la conferma del rating da parte di S&P e Fonsai, che ha raccolto un +5,69%.

Performance positive anche per i titoli del comparto energetico, per il lusso, i media e le telecomunicazioni. Enel ha guadagnato il 3,8% mentre Terna – complici le indicazioni emerse dalla prima tappa del road show europeo che si é tenuta a Milano – ha messo a segno un rialzo del 3,6 per cento. Al contrario in maniera debole si sono mosse le azioni delle società cicliche, come l'automotive (Fiat Industrial -1,6%, Fiat +0,05% e Pirelli) o Saipem (-1,4%). «È una rotazione inevitabile – spiega Piero Verzetti, responsabile private banking di Banca Akros -. I timori della crisi ora colpiscono i titoli industriali e meno quelli finanziari. Può esserci una continuazione del rimbalzo, ma solo a patto di non registrare notizie molto negative sullo stato di salute dei debiti sovrani europei».
 

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