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Milano rimbalza con le banche

di Luca Davi

Ci sono volute quattro sedute di vendite continue (e un calo complessivo dell'indice del l'8%), perché Piazza Affari rialzasse la testa. E mettesse a segno un rimbalzo (+3,08%) che per un giorno l'ha fatta diventare la miglior piazza d'Europa: Parigi è infatti salita del 2,66%, Francoforte del 2,42%, Madrid del 2,34%, Londra del 1,50%. Merito, soprattutto, dell'ottima performance di UniCredit, che dopo il drammatico avvio di lunedì (quando i diritti d'opzione per l'aumento di capitale sono crollati del 65,4% e le azioni del 12,8%) ieri è schizzata: i buoni a sottoscrivere hanno chiuso in progresso dell'80,8% mentre le azioni sono migliorate del 6%.
La vera sorpresa della giornata è stata tuttavia la «non reazione» dell'indice milanese alla minaccia di declassamento del debito formulata da Fitch. L'agenzia di rating ha infatti preannunciato il possibile taglio del merito creditizio dell'Italia a fine mese. Non proprio una buona notizia, per il già teso mercato obbligazionario italiano. Eppure la reazione dei BTp è stata praticamente inesistente: lo spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi sulla scadenza decennale è addirittura sceso (a 523 punti base) mentre la Borsa, come detto, ha proseguito nel suo trend al rialzo. Il motivo di tale comportamento? Semplice. I mercati hanno già scontato da tempo il downgrade italiano, e in fondo Fitch arriva ultima, tra le diverse agenzie di rating, a rivedere al ribasso il giudizio sull'Italia.
Ecco perché la notizia non ha scosso più di tanto gli operatori. Che addirittura si sono messi a ricomprare, per riequilibrare minimamente le posizioni chiuse nei giorni scorsi. Anche per questo il controvalore delle azioni scambiate a Milano è stato pari a 1,95 miliardi di euro, in rialzo del 22% rispetto alla seduta precedente.
Il riscatto (scontato) di UniCredit è stato il propellente per l'intero comparto del credito italiano. Bper è aumentata del 7,90%, Intesa Sanpaolo del 6,63%, Bpm del 6,32%. Bene anche Ubi Banca (+2,60%) e Banco Popolare (+2,11%). Sulla scia del buon andamento dei titoli del credito, a tirare un sospiro di sollievo sono stati anche gli industriali: Fiat, sorretta dalle indiscrezioni su una trattativa per una fusione con Peugeot, è salita del 5,5%. A ruota si sono mosse Fiat Industrial (+4%), Exor (+3,8%) e Pirelli (+3,5%). Ma bene è andata anche ai titoli del lusso, da Tod's (+5,1%) a Ferragamo (+5,4%).
Discorso diverso per Mps, che dopo aver perso oltre il 30% del suo valore mese, ha registrato un nuovo minimo storico a 0,1975 euro, sempre sui timori del mercato per un possibile aumento di capitale: per l'Eba, l'Autorità bancaria europea, il gruppo deve rafforzare il capitale per 3,2 miliardi. Un'enormità, se solo si considera che capitalizza 2,3 miliardi. Le sollecitazioni dell'Authority bancaria (che chiede agli istituti italiani una ricapitalizzazione di 15,4 miliardi) continuano a pesare come macigni sulle prospettive del comparto, il cui indice ha accusato una perdita del 30% della capitalizzazione a partire dallo scorso ottobre.
Se UniCredit rappresenta, almeno in parte, il motore dello sprint di ieri del Ftse Mib, per capire la buona intonazione delle borse europee bisogna guardare altrove. E in particolare al buon esito delle aste austriache e greche. Vienna ha piazzato 660 milioni di euro sulla scadenza decennale, con un rendimento del 3,322% in salita rispetto al 2,992% del precedente collocamento dell'8 novembre. Interamente collocati anche i nuovi titoli ellenici a 6 mesi (da 1,625 miliardi) su cui Atene pagherà interessi del 4,9 per cento, leggermente inferiore rispetto all'asta di dicembre scorso (4,95 per cento). Insomma, notizie rinfrancanti. Anche perché inattese. Ora però gli occhi degli operatori sono tutti concentrati sulle prossime aste italiane. Giovedì sarà la volta dei BoT a 1 anno (8,5 miliardi) e a 136 giorni (3,5 miliardi). Qualora l'esito di questi due appuntamenti fosse positivo, con rendimenti in calo, gli effetti per il mercato secondario dei titoli di Stato potrebbero essere anche molto positivi. E i listini azionari potrebbero muoversi di conseguenza.

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