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Milano ricerca latitanti fiscali

A Milano nasce il pool di ricerca dei latitanti fiscali. Il progetto del procuratore aggiunto Francesco Greco, presentato già a marzo 2015, in un convegno sull’antiriciclaggio al comune di Milano, ha preso forma presso il capoluogo meneghino da luglio 2015. In procura è stata infatti creata una particolare task force che implementerà l’applicazione dell’articolo 11 del dlgs 74/2000 e cioè la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

In un documento di lavoro della procura, che ItaliOggi è in grado di anticipare, si legge che la lotta alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte «è del tutto carente».
Nel documento si fornisce un dato: nel 2014 le notizie di reato sono state 36, 15 nei primi mesi del 2015. Inoltre si punta il dito anche sulle difficoltà della riscossione da parte di Equitalia: «Risulta riscosso solo il 4% delle cartelle iscritte a ruolo», scrivono i magistrati milanesi del dipartimento di criminalità economica. La task force trae poi la sua ragion d’essere dall’entrata in vigore del nuovo reato di autoriciclaggio». Per la procura: «L’entrata in vigore dell’articolo 648, ter-1 ha di fatto potenziato le possibilità di intervento sui flussi finanziari e economici ritenuti provento dei reati fiscali e di evasione contributiva. Sul punto è in corso la formazione di un protocollo di collaborazione con Equitalia spa».

Nel documento si affronta anche la fase 2 della voluntary disclosure, una volta che la finestra della riemersione si chiuderà il prossimo 30 novembre, con la coda tecnica del 30 dicembre. La procura prevede che, a seguito del rientro dei capitali, dovranno essere esaminate alcune migliaia di rapporti bancari esteri che l’Agenzia delle entrate trasmetterà unitamente alle posizioni «disclosurate». «Inoltre», si legge nel documento, «sono già pervenute dalla Uif (unità di informazione finanziaria) e dalla Guardia di finanza diverse segnalazioni per operazioni sospette legate alla vd (voluntary disclosure) che hano dato luogo a diversi procedimenti».

Nei lavori della procura al primo posto la gestione della confisca per equivalente. Una misura cautelare che la procura applica di default ai reati fiscali. La situazione sta diventando «un’emergenza per il dipartimento». Attualmente in lista d’attesa ci sono 50 casi di confische per equivalente da eseguire. Il contrasto all’evasione e la ricerca dei patrimoni illeciti si intreccia con l’evasione contributiva, tanto che, di pari passo con la creazione della task force dei latitanti fiscali, al dipartimento gestito dal procuratore Francesco Greco è stato siglato un protocollo per il contrasto al lavoro nero e al caporalato. Il protocollo prevede la raccolta dei dati attraverso le banche dati di comune, prefettura, procura, questura, arma dei carabinieri, Guardia di finanza, Agenzia delle entrate, direzione regionale del ministero del lavoro e Inps. Dall’analisi delle informazioni condivise dovrà emergere la stesura di liste aggiornate periodicamente di soggetti cosidetti fiscalmente pericolosi da condividere in incontri periodici in prefettura. Saranno tre i magistrati che affronteranno lematerie trasversali.

Riforma dei reati tributari. Il documento affronta anche la depenalizzazione dell’abuso di diritto e la riforma dei reati del dlgs 74/2000. In particolare, è evidenziato che la struttura centrale coordinata da Greco che in meno di cinque anni ha paraticamente definito più di 13.040 procedimenti per reati fiscali e fallimentari, il 23 ottobre ha trasmesso per l’archiviaizone 1.178 procedimenti per gli articoli sull’omesso versamento delle ritenute, omesso versamento Iva e dichiarazione infedele. Non solo, le archiviazioni hanno riguardato anche procedimenti aperti sull’abuso di diritto. Per la procura non è possibile ancora fornire il dato relativo all’impatto della nuova normativa sui procedimenti in corso e non è possibile verificare l’impatto economico sugli incassi dell’erario. Ma sul punto la procura ricorda che tra il 2010 e il 2014 gli incassi correlati alle denunzie per frode fiscale, dichiarazione infedele e omessa dichiarazione sono ammontati a 3.611.634.871,45.

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