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Milano prevede un rosso di 350 milioni, il Comune vara il riassetto immobiliare

Il 2021 sarà ancora un anno difficile per le casse del Comune di Milano. A breve sarà pronta la bozza del bilancio previsionale da sottoporre alla Giunta; poi con l’iter di sempre passerà al vaglio e al voto del consiglio comunale entro fine aprile. Anche quest’anno a Palazzo Marino ci si prepara a mettere per iscritto un rosso notevole. Secondo le prime indiscrezioni si parla di -350 milioni nella parte corrente dell’esercizio previsionale 2021, dopo i -630 del 2020.

Ovviamente, così come lo scorso anno è intervenuto lo Stato, anche quest’anno dovrà accadere per forza la stessa cosa. La pandemia sta dunque continuando a lasciare la sua pesante impronta, tra minori entrate (imposte, tassa di soggiorno, pedaggio per l’ingresso in Area C, multe, biglietti dei mezzi pubblici e soste), dividendi azzerati da parte delle società partecipate (in primis da parte di Sea, società aeroportuale di Linate e Malpensa) e contemporaneamente maggiori uscite per sostenere le famiglie in difficoltà.

Per alleggerire la parte corrente del bilancio i vertici di Palazzo Marino hanno appena concluso un’operazione immobiliare – l’ultima guidata dall’assessore Roberto Tasca in questo mandato. Sono stati dismessi affitti definiti «molto costosi» sparsi per la città, che richiedevano il pagamento di 4 milioni all’anno, in aumento dal 2021 e peraltro con la necessità di una manutenzione significativa entro i prossimi 5 anni. La giunta di Giuseppe Sala ha preferito comprare 3 immobili, in tre diversi luoghi della città, dove concentrare 2.600 dipendenti (su un totale di 13.400). Gli edifici si trovano in via Sile, via Durando e via Principe Eugenio. Il costo dell’acquisizione è di 90 milioni, in parte liquidati subito e in parte attraverso mutui. Questo permetterà nell’arco di 12 anni di avere solo risparmi, rientrando dall’investimento.

A maggio contemporanemente verrà aperta l’asta pubblica per la vendita di quattro immobili comunali: a largo Treves (base d’asta 22,6 milioni), in via Edolo (3,8 milioni), in via San Tomaso (21,8 milioni) e l’unità immobiliare in via Pirelli 30 (1,3 milioni). Con questo bando si completa l’operazione di razionalizzazione degli uffici pubblici. «È un passaggio centrale di questo mandato amministrativo – dice l’assessore Tasca -, la vendita di quattro immobili chiude il cerchio. Gli edifici acquistati sono migliori sia per chi ci lavora che per i cittadini che li frequenteranno».

Intanto ci sono altre operazioni immobiliari che stanno andando avanti. Le vendite del fondo 1 e il fondo 2, nati con la giunta Moratti, stanno proseguendo, anche se lentamente. Il primo fondo ha ancora 17 milioni di invenduto, il secondo 14 milioni. L’aspettativa è di chiuderli nel giro di un anno o due, così da ripagare i debiti con le banche che avevano gestito le vendite degli immobili, a garanzia dei prestiti concessi.

Infine c’è il proseguimento di quel percorso di valorizzazione della Galleria Vittorio Emanuele II, il Salotto di Milano, che nell’arco dell’ultimo decennio ha visto quadruplicare gli incassi degli affitti, a quota 40 milioni. Nell’anno della pandemia le cifre richieste con i nuovi bandi non hanno visto incrementi, per scelta dell’amministrazione comunale. Tuttavia sono stati appena aperte tre nuove gare per tre spazi rimasti liberi (per un canone annuo complessivo di circa 600mila euro). «Si intravedono segnali della ripresa di interesse da parte di numerosi settori economici. Siamo convinti che la Galleria tornerà ad essere il Salotto che siamo stati abituati a conoscere in questi ultimi anni».

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