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Milano perde più di tutti, lo spread tiene

«Non vedo rischi per l’Italia. I fondamentali dell’economia si sono rafforzati e si stanno facendo le riforme che sono la via maestra anche dal punto di vista finanziario». Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ammette la possibilità di un aumento della volatilità dei mercati, ma torna a rassicurare sui possibili impatti della crisi greca dopo la giornata negativa delle Borse che, come era prevedibile, ieri hanno reagito negativamente all’esito del referendum di Atene. 
L’incertezza sul futuro della Grecia in Europa ha guidato i comportamenti degli investitori: dopo la chiusura in ribasso delle Borse asiatiche – tranne Shanghai – le tensioni si sono trasferite sulle piazze europee che hanno fatto i conti con l’alta volatilità delle quotazioni e con perdite diffuse, bruciando complessivamente 100 miliardi di capitalizzazione. Piazza Affari, trainata al ribasso dalle banche, è stata la peggiore con un calo del 4,03% a 21.600 punti. Parigi ha perso il 2,01%, Madrid il 2,29%, Francoforte l’1,52% e Londra lo 0,76% mentre Wall Street ha aperto negativa.
Nervosismo anche sul secondario dei titoli di Stato dove è prevalsa l’avversione al rischio con il rendimento dei titoli dei paesi cosiddetti periferici, come Italia e Spagna, in salita e quelli dei paesi considerati più sicuri, Germania in testa, in rialzo. Il risultato è stato l’allargamento degli spread: il differenziale tra il Btp decennale il cui tasso è salito al 2,38% e il Bund tedesco di uguale durata ha toccato i 161 punti base, circa 13 in più di venerdì.
Rialzi sì, ma tutto sommato contenuti vista l’eco del no nel voto greco di domenica. Il fatto è che sull’andamento del debito sovrano, funziona la rete di copertura della Bce che con i suoi strumenti espansivi, prima di tutto il Quantitative easing, cioè l’acquisto massiccio di titoli pubblici (in giugno per esempio la Bce ha comprato 31,6 miliardi di titoli italiani contro i 23,4 di magio), è in grado di evitare gli strappi e governare l’andamento dei rendimenti. La fiducia degli investitori nell’azione del presidente Mario Draghi, blocca, insomma- come spiegano gli operatori – il ritorno di forti attacchi speculativi.
«La Banca centrale europea ha strumenti e determinazione per evitare che la situazione possa sfuggire di mano» ha spiegato Padoan intervistato dal «Tg5». In ogni caso il debito italiano è «pienamente sostenibile», è al 133% del Pil e sta scendendo. La prossima legge di Stabilità, «confermerà i tagli di tasse» già fatti, «cercherà di farne ulteriori dando anche stimoli alla crescita con gli investimenti» .
Se i titoli pubblici non corrono il pericolo di finire sotto attacco, e se l’euro ieri è calato ma mantenendosi sopra a 1,10 dollari, diversamente le Borse appaiono più esposte al nervosismo degli investitori che potrebbe prolungarsi fino a che non sarà chiara l’evoluzione della crisi della Grecia. La vittoria del No al referendum lascia infatti immutata la situazione di estrema debolezza finanziaria del paese che dovrà decidere se e come rinnovare la richiesta di aiuti agli altri paesi dell’area euro.
Ieri si è svolta la riunione dell’Eurogroup Working Group per esaminare la situazione e istruire l’incontro previsto per oggi dell’Eurogruppo dei ministri dell’Economia e delle Finanze e del vertice europeo con la partecipazione dei Capi di Stato e di governo. La riunione dei tecnici di ieri – alla quale è tornato a partecipare il rappresentante del ministero del Tesoro greco che aveva disertato le ultime riunioni prima del referendum – non è però andata oltre l’analisi dei possibili itinerari da seguire dopo lo strappo del governo ellenico. Bisognerà aspettare la proposta del premier Alexis Tsipras e del nuovo ministro delle Finanze per valutare, le possibilità di riaprire il negoziato su quello che per Padoan «non può che essere un nuovo programma».

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