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Milano in affanno, cadono le banche

di Giovanni Vegezzi

Giornata in altalena per Piazza Affari che riesce a ridurre le perdite in finale di seduta, ma si conferma comunque la maglia nera del Vecchio Continente. Sull'andamento del Ftse Mib, che ha chiuso in calo del l'1,98% (contro il -1,83% dell'All Share), hanno pesato soprattutto i titoli bancari e le azioni della galassia Fiat.

In una giornata pesante per tutte le Borse europee, zavorrate dalle preoccupazioni sulla crisi del debito, le banche italiane, custodi di una parte considerevole dei buoni del Tesoro, sono quelle che hanno sofferto di più arrivando a toccare i minimi dal 2009: mentre l'indice di riferimento europeo ha chiuso in calo del 2%, lo scivolone degli istituti di credito italiani è stato, infatti, ben più consistente. UniCredit, che valuterà entro fine anno se far ricorso ad un aumento di capitale, ha chiuso in flessione del 4,45% dopo aver segnato un nuovo minimo da marzo 2009 a 0,76 euro, mentre l'altro gigante del credito italiano, Intesa Sanpaolo, ha perso il 3,11% scendendo per la prima volta dalla sua quotazione sotto quota 1 euro, a 99 centesimi. Non ha fatto di meglio la Popolare di Milano (-3,74%), su cui hanno pesato anche gli interrogativi relativi all'aumento di capitale fino a 1,2 miliardi di euro; male anche Mps (-4,33%), mentre Banco Popolare e Ubi hanno registrato discese superiori al 2,5%. Con il paese nell'occhio del ciclone della crisi del debito e il persistere della tensione sullo spread fra BTp e Bund, la debolezza ha contraddistinto anche gli assicurativi: Generali ha chiuso in calo del 2,6% sul downgrade di Barclays che ha portato il Leone di Trieste a "equal weight" a causa dei timori sull'Italia.

Ad appesantire i listini ieri ci si è messa però anche la galassia dei titoli Fiat: il Lingotto ha perso il 3,87%, mentre anche Fiat Industrial ha chiuso in calo per il quarto giorno consecutivo cedendo addirittura il 5,4%. Perdite che si sono ovviamente fatte sentire anche sulla controllante Exor in discesa del 6,52%. Sul settore automobilistico pesa in ogni caso il giudizio underweight sui titoli ciclici confermato dagli analisti di Credit Suisse che, in un report diffuso ieri, sottolineano come «in una piena fase di rallentamento, i ciclici tipicamente sottoperformano i difensivi del 16%». E' stata una giornata difficile anche per altri titoli industriali come Prysmian (-3,02%), Impregilo (-2,23%) e Pirelli (-1,76%), mentre dimostrano una certa resistenza alle turbolenze i marchi del made in Italy: Luxottica, in netta controtendenza, sale addirittura dell'1,98%; Campari e Tod's chiudono invece in sostanziale parità. Bene anche Parmalat che ha fatto registrare +1,47%, confermando il trend positivo che nell'ultimo mese le ha fatto guadagnare oltre il 5%.

Guardando il grafico di giornata, fra i pochi rialzi e i moltissimi segni meno, l'impressione è comunque che la seduta a Piazza Affari potesse andare anche peggio. Dopo l'avvio in rialzo da parte di tutte le Borse europee, il listino italiano, come altri nel Vecchio Continente ha invertito rotta. Milano ha vissuto qualche ora di indugi prima di approfondire, nel primo pomeriggio, le perdite con una raffica di sospensioni al ribasso e il Ftse Mib, in calo di oltre il 3%, a segnare il record negativo dalla sua creazione (giugno 2009), con un minimo a 13.824 punti. Sono stati i dati positivi in arrivo dagli Stati Uniti a ridare fiato alle piazze europee contribuendo ad arginare le perdite nel finale di seduta. Anche a Piazza Affari sembra essere stato più significativo il contributo dell'indice americano Ism dei servizi (che ad agosto è salito per la prima volta dallo scorso maggio) che le ultime notizie sulla manovra finanziaria. Manovra le cui incertezze continuano, invece, a pesare significativamente sulla Borsa: da inizio luglio, quando è stata varato il primo provvedimento di bilancio, Piazza Affari ha ceduto oltre il 30% risultando la peggiore fra le piazze del Vecchio Continente.

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