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Milano guida i ribassi nella Ue

Piazza Affari ha archiviato la seduta di ieri in deciso calo in una clima negativo per tutte le borse europee in scia alle crescenti tensioni sul fronte del commercio internazionale. Milano è stata la peggiore in Europa. A fine giornata l’indice Ftse Mib ha ceduto il 2,02%, con lo spread che ha chiuso a quota 240 punti base. Male soprattutto il comparto auto dopo che Daimler ha lanciato un profit warning a sorpresa, dicendo che i dazi introdotti per ritorsione dalla Cina sui veicoli importati dagli Usa potrebbero colpire le vendite e i profitti generati dai suv che la casa automobilistica costruisce nella fabbrica in Alabama. Fca ha perso il 4,17%. Per Mediobanca Securities, comunque, l’impatto in Cina per il Lingotto dovrebbe essere limato visto che i volumi venduti nella regione Apac sono pari solo al 2% del totale di gruppo e l’azienda ha una produzione in loco.Il controvalore provvisorio degli scambi è stato pari a 2,57 mld euro, in aumento rispetto ai 2,53 mld di mercoledì, secondo quanto reso noto da Borsa Italiana.

Chiusura in forte calo anche per le altre principali borse europee. A Londra l’Ftse 100 ha ceduto lo 0,93%, a 7.556,44 punti, a Parigi il Cac è arretrato dell’1,05% a 5.316,01 punti, a Francoforte il Dax ha perso l’1,44% a 12.511,91 punti.

In questo scenario Milano ha pagato anche i timori degli investitori sul fronte politico con lo spread che è tornato ad allargarsi anche, segnalano alcuni operatori, a causa dell’elezione di due esponenti euroscettici della Lega, Alberto Bagnai e Claudio Borghi, rispettivamente alle presidenze delle commissioni finanze del senato e bilancio della camera.

Per quanto riguarda le banche da segnalare pure che l’intesa di Meseberg tra Germania e Francia presenta molte insidie per l’Italia. Una delle più rilevanti riguarda proprio gli istituti di credito. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron vogliono introdurre un «obiettivo» di riduzione dei crediti deteriorati lordi al 5% e di quelli netti al 2,5% dei prestiti totali (gli istituti italiani sono rispettivamente all’11 e al 6%).

Nel listino principale di Piazza Affari flessioni sono state registrate nel comparto bancario, che ha risentito più degli altri dell’andamento dello spread: sono scese quindi le quotazioni di Ubi (-3,74%) e Unicredit (-3,24%), Bper -2,94%, Mediobanca -1,01% ma anche degli altri principali titoli del settore, seppure in modo più contenuto (Intesa Sanpaolo -1,97%, Banco Bpm -1,75%).

Nel comparto del lusso, Salvatore Ferragamo ha ceduto un altro 3,12% dopo la riduzione della quota di maggioranza da parte della famiglia e Recordati ha lasciato sul terreno lo 0,93% mentre le trattative con un possibile compratore sono ancora in corso. Fra gli energetici, Enel ha perso il 2,30% e Eni l’1,76%.

Giù, tra le altre blue chip, Prysmian (-3,93%), Italgas (-3,63%), mentre hanno registrato perdite contenute Moncler (-0,18%) e Atlantia (-0,45%). Invariata Tenaris.

Nel resto del listino, bene Mondadori (+5,91%) in scia all’upgrade di Equita, Ovs (+6,25%) dopo la pubblicazione dei numeri del primo trimestre, Servizi I. (+5,42%) e Visibilia E. (+8,52%).

In ascesa pure B.Sistema (+4,88%). La banca stima un incremento di circa 150 punti base sul Cet1 se parlamento, consiglio e commissione Ue dovessero approvare le proposte di emendamento al regolamento Ue 575/2013 noto come «Ccr» avanzate dalla commissione problemi economici e monetari presso il parlamento europeo.

Sul mercato dei cambi, euro in calo, scambiato a 1,1538 sul dollaro. Giù anche il prezzo del petrolio, con il Wti trattato a 65,73 dollari al barile (-0,74%) e il Brent a 73,72 (-1,36%).

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