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Milano guida il ribasso delle Borse

di Marco Valsania

Se Wall Street guarda con crescente apprensione l'impasse sul debito americano, scossa dal rischio di un default, l'Europa vive con ansia il possibile allargamento dei rischi sui debiti sovrani. Le Borse europee mettono così a segno il terzo giorno consecutivo di perdite, appesantite non solo dal settore finanziario, ma anche dai risultati sotto le attese di alcuni titoli industriali. Perdite superiori al punto percentuale si sono registrate a Londra (-1,23%), Parigi (-1,42%), Francoforte (-1,32%), Amsterdam (-1,08%) e Zurigo (-1,43%). Ancora peggio la periferica Madrid (-1,93%), mentre Piazza Affari è stata la maglia nera del continente con un calo del 2,81%. Gravati dal pericolo che, anche qualora lo spettro del mancato rispetto di pagamenti federali venisse esorcizzato, gli Stati Uniti rimangano nel mirino delle società di rating per un possibile declassamento, anche i principali indici Usa cadono per la quarta seduta consecutiva: il Dow Jones ha ceduto l'1,59%, lo Standard & Poor's 500 il 2,03% e il Nasdaq il 2,65 per cento.

Le perdite, a Wall Street, hanno accelerato il passo nelle ultime ore di contrattazione, aggravate da nuovi segni di fragilità dell'economia che potrebbero ripercuotersi sui bilanci delle imprese nella seconda metà dell'anno: gli ordini di beni durevoli, barometro del comparto manifatturiero, sono scivolati del 2,1% in giugno. E l'ultimo rapporto della Federal Reserve, il cosiddetto Beige Book, ha denunciato un rallentamento della crescita in otto delle dodici regioni del paese. Vittime dei maggiori ribassi, così, sono stati ieri il settore tecnologico e quello industriale, con perdite da Caterpillar ad Alcoa, da Cisco Systems a Juniper Networks, crollata del 21% su un allarme profitti. Unica nota positiva il rally di Dunkin'Donuts che nel giorno del debutto ha messo a segno un rialzo del 44 per cento.

Il nervosismo ha anche spinto leggermente in rialzo, sul mercato obbligazionario, il rendimento dei treasuries a dieci anni, che si è avvicinato al 3 per cento.Wall Street è comunque rimasta ostaggio delle grandi manovre in corso al Parlamento e alla Casa Bianca per innalzare il tetto del debito, oggi di 14.300 miliardi di dollari, che secondo il Tesoro dovrà essere sfondato il 2 agosto. Due progetti contrapposti sono in preparazione alla Camera e al Senato, ma ieri sera il loro esito, con voti parlamentari forse previsti per oggi, era ancora incerto e un compromesso appariva lontano. Le difficoltà e i ritardi nel raggiungere un'intesa, secondo alcuni operatori, potrebbero da soli continuare a incrinare la fiducia degli investitori su asset americani considerati più volatili e rischiosi quali le azioni. Il direttore generale di Standard & Poor's, Deven Sharma, parlando a un'audizione alla Camera, ha dichiarato ieri di essere in attesa di un piano definitivo del Congresso e che la decisione di tagliare il rating dipenderà dalla valutazione dell'impatto di lungo termine di un simile progetto.

Intanto, appese alle notizie in arrivo dall'altro lato dell'Atlantico, in Europa, con gli indici in calo in tutti i 18 mercati dell'Europa occidentale a finire sotto la lente del mercato sono state soprattutto il gruppo chimico Svizzero Clariant (-14%), l'azienda farmaceutica tedesca Merck (-4,8%) e i francesi di Peugeot-Citroen (-7,6%), tutti a causa di risultati e prospettive inferiori alle aspettative. In questo scenario di profonda incertezza l'oro si conferma una volta di più come bene rifugio bruciando un record dopo l'altro: L'oncia ieri è arrivata a toccare un nuovo massimo storico a quota 1.625 dollari.

 

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