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Milano frenata da banche e utility

di Simone Filippetti

A una Piazza Affari nervosa e svogliata manca la forza di tentare il rimbalzo. La settimana era iniziata con i migliori auspici: Milano era partita con un promettente +2% lunedì. Certo, poca roba rispetto al crollo dell'agosto nero, ma avrebbe potuto essere una buona partenza per consolidare un accenno di rimbalzo. Invece a Milano il Ftse Mib ha chiuso debole (-0,2%), senza riuscire a recuperare quota 15.400 punti, ritenuto il livello da cui tentare un recupero.

Partita tonica in avvio di giornata, Piazza Affari ha perso slancio a metà seduta dopo che dall'America si è saputo che la fiducia dei consumatori ad agosto è scesa ai minimi dall'aprile 2009. Milano è stata anche penalizzata soprattutto dal comparto bancario (male, tra le altre, Ubi e Mps), che ha risentito della risalita dello spread Btp-Bund in area 300 punti base: il Btp decennale rende più del 5%, di più di quanto rendano i titoli spagnoli. Vuol dire che Milano sconta anche lo scetticismo degli investitori stranieri sulla bontà della manovra-bis, imposta de facto dalla Bce all'Italia per evitare il dissesto dei conti pubblici. C'era da aspettarselo, peraltro, dopo l'annuncio di una manovra stravolta rispetto alla bozza di due settimane fa e sulla cui efficacia hanno espresso i primi dubbi i report di alcune banche d'affari straniere (Barclays Capital per esempio giudica difficile il pareggio di bilancio nel 2013). Ma la verità è che il mercato manda segnali contraddittori e si fatica a capire che succede. A giudicare da come si sono comportati i bond italiani, con lo spread risalito, si direbbe che si riaffaccia il rischio Italia sui mercati. Ma poi l'asta dei titoli di Stato è andata in porto senza problemi (e senza peraltro il sostegno della Bce, i cui piano di acquisti non si applica alle aste): i rendimenti sono scesi rispetto all'ultimo collocamento di debito italiano, il che vuol dire che la domanda è stata sostenuta e la cosa sembra contraddire quanto successo sul mercato secondario.

Al di là dei giudizi sull'efficacia della manovra, il suo impatto si è già manifestato sui titoli di Piazza Affari. La conferma della Robin Tax, il maggior prelievo fiscale applicato alle società energetiche, avrà un impatto particolarmente forte a regime per Terna (-2,4% ieri) e Snam Rete Gas (-2,08%): secondo le stime del broker Intermonte la manvra peserà per l'8-9% dell'utile per azione delle due società e per il 5% su Enel Green Power (ieri però positiva). In rosso Enel che ha lasciato sul parterre l'1,72% a 3,3 euro. Esultano invece le altre utilities, autostrade e tlc, per le quali viene scongiurato l'impatto: una buona notizia per Atlantia (+1,59%) e Sias (la società del gruppo Gavio che controlla la Auto To–Mi), invariata. Da segnalare Fondiaria-Sai, ieri la maglia rosa di Piazza Affari premiata da un balzo del 4,31% a 1,477 euro all'indomani della pubblicazione dei conti semestrali. La compagnia assicurativa ha chiuso il primo semestre con una perdita di 61,9 milioni di euro, in deciso miglioramento rispetto al rosso di 144,8 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. Rimbalza Mediaset (+1,86% a 2,628 euro, ma dimezzata rispetto agli oltre 5 euro di un anno fa) in scia ad alcune indiscrezioni di stampa che parlano di una possibile riorganizzazione in corso di Endemol, gravata da un debito pari a 2,8 miliardi di euro. Stando sempre alle voci, la ristrutturazione avverrà attraverso un debt/equity swap che diluirà la partecipazione dei tre attuali azionisti sotto il 50% (Mediaset, Goldman Sachs e Cyrte). Cede Fiat (-1,80% a 4,15 euro) dopo l'incontro di ieri tra Sergio Marchionne e il presidente della regione Piemonte, Roberto Cota, per l'incertezza su Mirafiori. Risale, invece, Fiat Industrial (+2,36%).

 

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