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Milano: due magistrati positivi sospese le udienze non urgenti “Ma sarebbe meglio chiudere”

MILANO — Quando la notizia si diffonde, passando di bocca in bocca più veloce dello stesso virus, Palazzo di giustizia è già invaso dal clima di preoccupazione che la città vive ormai da quasi due settimane. Ma sapere che due magistrati, uno della sezione Misure di prevenzione, l’altro della sesta sezione civile, marito e moglie, sono risultati positivi al Coronavirus e sono ora ricoverati al Sacco, anche se in buone condizioni, fa sprofondare ancora di più il Tribunale nella psicosi del contagio. Chi può va via, chi deve restare vede muoversi tra i corridoi le tute gialle dei tecnici della Azienda sanitaria territoriale che procedono a sanificare le aule dove i due magistrati hanno lavorato fino a due giorni fa. Il corridoio del tribunale civile al sesto piano viene evacuato, le udienze della sesta sezione sospese, la stanza del magistrato bonificata e poi chiusa, con il cartello giallo che segnala la sanificazione con ipoclorito di sodio. Stesso procedimento per l’ufficio dell’altro giudice al terzo piano. Ma poi la bonifica si estende all’ufficio Affari generali e all’Economato. «Ci hanno detto di uscire – spiegano i funzionari – noi non abbiamo sintomi, ma usiamo lo stesso bagno dei magistrati». Per una trentina tra colleghi dei magistrati e personale amministrativo scatta la quarantena. Il presidente del Tribunale Roberto Bichi sospende subito e rinvia ad aprile le udienze civili “non urgenti”, per «diminuzione di risorse» del personale a disposizione. E lancia un appello a tutti quelli che hanno avuto «contatti diretti nelle ultime settimane» coi due magistrati. «Fatevi controllare. Speriamo che il contagio rimanga isolato, altrimenti dovremo prendere altri provvedimenti ». Nel tardo pomeriggio, al termine di una riunione a cui partecipano tra gli altri lo stesso Bichi, il capo della procura Francesco Greco, l’avvocato generale dello Stato Nunzia Gatto, si decide di rinviare ad aprile anche le udienze penali, salvo le urgenti. Ma a Palazzo di giustizia il clima resta pesante, e sale il malcontento di chi da settimane continua a lavorare con l’incubo del virus. «A Milano è stato annullato il Salone del mobile, sono state chiuse scuole, cinema, stadi e teatri, a noi continuano a dire di lavorare, anzi in questo periodo ci chiedono di fare ancora più udienze – si sfoga un vpo, i viceprocuratori onorari che sostituiscono i pm in molti dibattimenti – . Ma così rischiamo anche noi, forse non ci ammaliamo, ma tutti siamo a contatto con genitori, anziani, persone più a rischio».
In una finta normalità, le udienze vanno avanti. Come succede dal primo giorno dell’emergenza, quando il coronavi rus è co mparso nel “paziente 1” a Codogno, le presenze nelle aule sono limitate a chi è strettamente necessario al processo. Sulla porta della VI sezione penale è affisso il divieto d’entrata per chi è residente nella zona rossa del contaggio ma è “imposto a tutte le parti prima di entrare, di attendere la chiamata”. Le porte degli uffici diventano trincee dietro cui difendersi dal virus. «Ma chiudere il tribunale no? dice preoccupata una magistrata della sezione Immigrazione, che si affaccia sull’uscio – . Qui tutti abbiamo parlato con tutti. Questa è una cittadella, come poteva restare immune e isolata?». E tutti, in atri e corridoi, a ricordare qualcosa che improvvisamente appare poco tranquillizzante: l’avvocato che tossiva alla scorsa udienza, il pm che aveva fatto delle assenze sospette, il consulente che abita a Lodi.. Il provvedimento di sospensione delle udienze penali, «escluse le convalide di arresti, i procedimenti con detenuti, le udienze del Riesame e quelle che saranno ritenute “di urgenza”», viene salutato con favore dal presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano, Vinicio Nardo. «Una scelta di buon senso e prudenza. Noi avevamo chiesto che venissero rinviati i processi che “oggettivamente” non sono urgenti. Nel provvedimento questo verrà valutato di volta in volta dal giudice. Spero che si faccia una valutazione rigorosa». Ma molti legali, come gli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini, già annunciano istanze di rinvio per tutti i loro clienti. «La tutela della salute – scrivono – è un’esigenza garantita da norme costituzionali, preminenti rispetto a l ritardo nella celebrazioni dei processi».
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