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A Milano il distretto per startup e fondi

«Sono il co-fondatore di una startup a Londra e vorrei portarla in Italia». Inizia così il primo intervento dal pubblico nel corso dell’inaugurazione ieri del “Milan Fintech District” e dà il polso della situazione. Milano sta lavorando per attrarre imprese innovative e candidarsi a valida alternativa all’hub europeo di Londra nel post Brexit. «Milano è un esempio di best practice, un esempio di come in un Paese che ha attraversato la peggior crisi dal secondo dopoguerra si può fare impresa ma anche qualità della vita in una dimensione ottimale grazie al contributo di tutti» ha osservato nel corso dell’evento il ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, che ha sottolineato: «L’iniziativa rappresenta l’ulteriore conferma dell’attrattività di Milano quale polo finanziario».
Il “Milan Fintech District”, promosso da Sellalab, il polo d’innovazione del Gruppo Banca Sella, e da Copernico, è la prima area urbana italiana dedicata all’operatività delle aziende più avanzate del settore finanziario che riunisce startup, imprenditori, istituzioni finanziarie, investitori e università. «Un adeguato sviluppo del Fintech è elemento di crescita e anche di modernizzazione del settore finanziario del Paese a vantaggio di imprese e cittadini». E le startup che si sono presentate ieri sul palco, dopo i saluti del sindaco Beppe Sala, hanno reso tangibile il concetto di innovazione nella finanza. A partire da Credimi, fondata nel settembre 2015, ha l’obiettivo di rendere liquido il capitale circolante delle imprese, che in Italia supera i 500 miliardi, quasi un terzo del Pil, la maggior parte di questo in crediti commerciali. Dalla nascita la startup ha già ricevuto 2mila domande e ad oggi conta 24 dipendenti con una media di età di 31 anni. Non alle imprese ma ai privati è dedicato, invece, il servizio di Money Farm, che nata in Italia si è trasferita a Londra e si occupa di consulenza finanziaria. Mentre ha un’anima più commerciale Satispay, che proprio ieri ha annunciato l’adesione di Coop al suo network di pagamenti.
Ma al di là delle singole storie presentate dalla business angel Paola Bonomo, il discorso ieri si è concentrato sulle prospettive del settore. «Nei prossimi giorni daremo avvio al “Canale Fintech”, uno spazio dedicato a queste tematiche i cui riferimenti saranno pubblicati sul nostro sito istituzionale. Il canale rafforzerà il confronto con gli operatori di mercato, rendendo disponibile un percorso facilmente accessibile e un contesto proattivo, in grado di favorire il processo di innovazione nel nostro Paese. Esso rappresenterà il punto di contatto dell’Istituto per indirizzare le imprese che intendono offrire servizi o prodotti innovativi nel mercato nazionale» ha annunciato il vice direttore Generale della Banca d’Italia Fabio Panetta nel corso dell’evento. E dalle startup arriva proprio la richiesta alle istituzioni di uno snellimento delle procedure di autorizzazione per poter operare, in linea con quanto avviene in altri Paesi europei.
Ma oltre alle infrastrutture e a una burocrazia più leggera, l’industria ha bisogno di competenze per crescere, come sottolineato da Padoan: «C’è un’ondata tecnologica che ci sta attraversando e la prima strategia per affrontarla è una sistema di produzione di capitale umano che funzioni meglio, significa Università e scuola». Una chiamata a cui non è possibile non rispondere.

Monica D’Ascenzo

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