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Milano da vivere

Milano regina delle metamorfosi. Capace di cambiare pelle al punto da mutare anche il proprio skyline nel giro di pochi anni, di trasformare crisi in opportunità, di offrire ancora un porto sicuro per chi cerca lavoro. E di mettersi in gioco accettando le sfide. Qualche volta perdendole, vedi l’Ema. Qualche volta vincendole, come Expo. Qualche volta sperandoci, vedi le Olimpiadi invernali del 2026. L’esatto contrario della decrescita felice. Ma anche capace di sfatare analisi sociologiche «pop» per cui qualità della vita è sinonimo di piccola città, non di metropoli. È proprio Milano la città più vivibile d’Italia nel 2018. Lo stabilisce la classifica de Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita delle province italiane. Le carte vincenti che hanno posto per la prima volta il capoluogo lombardo sul gradino più alto del podio sono state, oltre la forza economica, la qualità dei servizi, il lavoro e la riprogettazione delle aree urbane. Lascia interdetti un altro primato, quello che riguarda ambiente e servizi. Milano, alle prese con le polveri sottili e l’inquinamento, secondo questo indicatore, è al secondo posto dopo Trieste. Ma la qualità dell’aria, dove Milano è al 23° gradino, è solo uno delle sottovoci. A far volare la città è la sua «intelligenza», ossia servizi che rendono più semplice la vita dei cittadini, dalla mobilità condivisa, all’accesso in Rete con la pubblica amministrazione, la ricerca e l’innovazione, ma anche la spesa per il sociale.

«Tutto merito dei milanesi che rilanciano in continuazione con l’ambizione di essere una città migliore. Il mio merito è minimissimo» si schermisce il sindaco Beppe Sala. Dicendo una mezza verità. Perché se è vero che la vita di una città risponde a logiche autonome rispetto all’amministrazione che la governa è pur vero che ne pone le basi e le condizioni. A Milano, negli ultimi 20 anni, ogni sindaco ha portato il suo pezzetto di contributo. Gabriele Albertini ha messo le fondamenta per il nuovo skyline di Porta Nuova e CityLife, Letizia Moratti ha portato a casa Expo, Giuliano Pisapia ha partorito Area C e allargato la sfera dei diritti. Sala ha condotto quello che si è rivelato il volano per arrivare sul primo gradino del podio: Expo. Insomma, una classe dirigente che ha saputo assecondare la voglia di cambiamento e rinnovamento dopo gli anni bui di Tangentopoli.

Non sono tutte rose e fiori. Sul versante in ombra c’è la sicurezza. La città è in fondo alla classifica per rapine, scippi e borseggi. Così come è un nodo il caro affitti (107° posto). Ci sono le periferie da risanare e la necessità di allargare il benessere a più gente possibile. «Ci mancherebbe che non ci fossero criticità — conclude il sindaco — sappiamo che il lavoro non è finito. La sicurezza è un tema in tutte le città grandi e ricche, dove la criminalità si raduna e dove si denuncia molto. È anche vero che Milano si deve confrontare con le città internazionali e per questo abbiamo ancora molto da fare. Il riconoscimento è uno stimolo e non ho certo la sensazione che i milanesi si siederanno sugli allori. Milano è una città che sta cambiando e quando Milano riesce a cambiare dà sempre il meglio di sé».

Maurizio Giannattasio

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