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Milano capitale delle cedole

di Alberto Ronchetti

Sarà il 2011 l'anno della riscossa per Piazza Affari? Gli investitori ovviamente ci sperano (con cautela unita agli scongiuri). Gli analisti fondamentali ci puntano (con molta cautela, sia pure ragionata). E i graficisti aspettano (con ancora maggiore cautela e senza grande ottimismo) di vedere l'Ftse Mib sfondare la resistenza a 22.000 punti, prima di azzardare ipotesi di ritorno sui massimi del 2010 – in area 24.000 – o addirittura oltre.

Da inizio anno il nostro indice è fra i migliori al mondo, con un incremento di circa l'8%, e questo è certo un buon auspicio. Ma la diffidenza resta alta. Perché – anche se i timori sulla sostenibilità dei conti pubblici italiani e sulla nostra permanenza nell'euro che nel 2010 hanno penalizzato le nostre azioni e il nostro debito sovrano dovessero ridimensionarsi, lasciando spazio a un rialzo generale – le difficoltà vissute dai mercati finanziari italiani sono sempre pronte a riemergere. Alle prime difficoltà macro o al primo attacco speculativo, anche perché la situazione politica interna certo non aiuta.

L'Italia però ha un elemento di forza, ed è l'elevato dividend yield che storicamente mostra il nostro listino. Le previsioni per il 2011 sono attorno al 4-5%, una percentuale certo appetibile se paragonato al ben più misero ritorno obbligazionario (2-3%). «In un portafoglio equilibrato – osserva Stefano Fabiani, gestore di Zenit Azionario – una parte rilevante può essere senz'altro dedicata alle azioni ad alta cedola».

D'altra parte lo yield, su questo concordano un po' tutti gli analisti, sarà certamente uno dei temi più gettonati nel nuovo anno. Anche perché, con il rallentamento della crescita globale e l'ulteriore appesantimento sugli aumenti del Pil che deriverà dalle manovre di risanamento dei paesi europei periferici, l'idea è che le aziende sane e con una generosa politica di distribuzione degli utili ai soci possano rappresentare un buon asset nel quale investire.

«Continuiamo a raccomandare – sottolineano per esempio a Deutsche Bank Private Wealth Management – le azioni che distribuiscono dividendi, che hanno elevati cash flow e la capacità di aumentare i propri utili». Questo ragionamento ha ripercussioni anche dal punto di vista delle scelte settoriali. Deutsche Bank, in Europa, sceglie i titoli energetici proprio in seguito alle valutazioni attraenti e agli elevati rendimenti dei dividendi».

Anche per Dexia Asset Management il tema dei dividendi, e soprattutto di quelli in crescita, è di fondamentale interesse. «Le società in grado di offrire dividendi sostenibili sono molto interessanti – spiega uno studio della banca belga – perché i ritorni obbligazionari sono molto bassi. In generale le società non hanno mai avuto bilanci migliori e questo consentirà di remunerare gli azionisti con cedole interessanti. Ancor meglio è investire in aziende con una storia di dividendi in crescita: è una strategia vincente dal 2009 e prevediamo che continuerà a essere premiante».

Dexia Am, fra le aziende europee da comprare per la crescita costante dei dividendi, indica Philips, Royal Dutch Shell, GlaxoSmithKline, Saint Gobain e Infineon.

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