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Milano capitale del fintech Panetta: decisivo per le banche

La combinazione tra finanza e tecnologia «è il futuro che è già qui» e a Pier Carlo Padoan, mette «il buonumore» venirne a parlare a Milano dove tiene a battesimo il primo Fintech District italiano nel grattacielo di Banca Sella, a pochi passi da piazza Gae Aulenti. Non è un caso che questa iniziativa che promuove la presenza di decine di start up nell’area di Porta Nuova, un passaggio del progetto di Milano come hub finanziario europeo, decolli «nel momento in cui il Paese volta pagina», dice il ministro dell’Economia ai rappresentanti delle banche e ai volti nuovi della finanza tech per una volta mischiati in sala. Tra gli altri, è presente il direttore generale di Unicredit Gianni Franco Papa.

La sintesi spetta a Fabio Panetta, il vicedirettore generale della Banca d’Italia, che parla di «mutamenti tecnologici dirompenti». E anche se lo sviluppo dei servizi fintech quanto a credito erogato e numero di utenti «potrebbe apparire limitato se confrontato con i prestiti bancari complessivi o con il totale dei pagamenti al dettaglio intermediati da operatori tradizionali» bisogna evitare «letture fuorvianti».

Le banche sono chiamate in realtà «a effettuare ingenti investimenti in tecnologia per sopravvivere». Le aziende di fintech offrono servizi di finanziamento, di pagamento, di investimento e consulenza a prezzi competitivi. La loro attività contribuisce allo sviluppo del credito non bancario, colmando una grave lacuna del nostro mercato dei capitali», riconosce Panetta. Sulle banche italiane è possibile mettere in fila oggi dati incoraggianti, il principale dei quali è che i prestiti deteriorati si stanno riducendo «a ritmi che solo pochi mesi fa alcuni ritenevano irraggiungibili». Ma la sfida resta quella di riportare la redditività su livelli soddisfacenti,«un compito non facile». La stessa tecnologia, sulla quale comunque bisogna investire, e molte banche lo stanno già facendo, anche acquisendo direttamente società specializzate, finisce per comprimere i margini di profitto. «L’effetto finale sulla redditività non è pertanto agevole da prevedere», dice Panetta. La Banca d’Italia — che vigila «sulla salvaguardia dell’ interesse pubblico» — valuta «i progetti innovativi presentati da banche e altri operatori del settore creditizio e dei pagamenti» e si prepara ad aprire sul proprio sito, nel giro di pochi giorni, un «Canale fintech». Ancora Padoan, nel suo intervento, insiste sul tema della regolazione e sul suo «complesso equilibrio» e poi sulla necessità di «andare verso un mercato unico europeo che accolga le istanze dell’impresa 4.0» e dunque della finanza innovativa.

Nell’agenda milanese del ministro il primo appuntamento della giornata è una tavola rotonda con alcuni big del credito. Per l’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel «quello che ancora manca è l’unione bancaria, un sistema nel quale sia possibile intervenire più rapidamente in caso di crisi con strumenti efficaci e definitivi». Da Carlo Messina, a capo di Intesa Sanpaolo, arriva una conferma sulla ripresa in corso: «Siamo assolutamente fuori da ogni contesto di crisi, stabilmente e strutturalmente. L’unico punto di estrema attenzione su cui è indispensabile non perdere l’occasione di ridurre il debito pubblico».

Paola Pica

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