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Per Milano, Brexit scongiurata

Piazza Affari, come le altre borse europee, scommette sul successo del «remain» al referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione europea, il cui esito finale dovrebbe essere comunicato stamattina intorno alle 8, orario italiano.

Il Ftse Mib ha infatti chiuso la seduta di ieri in progresso del 3,71% a 17.966 punti (equivalente anche al massimo intraday, minimo invece a 17.293) e l’All Share ha guadagnato il 3,04% a 19.564 punti, nel giorno del tanto atteso referendum in Gran Bretagna, dove i cittadini hanno avuto la possibilità di scegliere se restare (Remain) o uscire (Leave) dall’Unione europea.

Anche le altre principali borse europee hanno archiviato le contrattazioni in positivo: l’Ibex di Madrid +2,11%, il Cac-40 di Parigi+1,96%, il Dax di Francoforte +1,85% e Ftse 100 di Londra +1,23%.

A Milano in evidenza soprattutto il comparto bancario: Ubi B. +9,92%, B.P.

E.Romagna +7,67%, Unicredit +7,24%, B.P. Sondrio +6,39%, Mediobanca +6,23%, B.P. Milano +5,64%, Intesa Sanpaolo +4,93%, B. Mps +3,92%, Creval +3,7% e B. Carige +2,2%.

B. Popolare invece ha segnato un +6,47% grazie anche al successo dell’aumento di capitale da 1 miliardo di euro. Durante il periodo di sottoscrizione, infatti, sono arrivate adesioni pari al 99,377% e i diritti d’opzione non esercitati verranno offerti in borsa a partire da oggi.

Veneto Banca invece ha reso noti i risultati preliminari dell’offerta in opzione per l’aumento di capitale, che ha avuto inizio l’8 giugno scorso ed è terminata l’altro ieri, in cui sono state sottoscritte azioni per un controvalore pari al 2,22% della totalità dell’aumento di capitale.

Il collocamento istituzionale proseguirà sino alle ore 13 di oggi.

Ha prevalso il segno più nel segmento del lusso: Moncler +2,66%, Ynap +2,43%, B. Cucinelli +1,91%, S. Ferragamo +1,77% e Luxottica +1,47%. In territorio negativo invece Tod’s (-1,09%).

Nell’Oil&Gas il titolo migliore è risultato essere Tenaris (+3,97%), seguito da Eni (+3,26%) e Saipem (+2,77%). Le azioni hanno beneficiato anche del trend positivo dei prezzi del petrolio.

Tra gli industriali, Cnh I. ha guadagnato il 4,33%. Secondo Banca Imi, dalle immatricolazioni di camion nel mese di maggio e da inizio anno emergono dati decisamente migliori delle attese per l’intero anno e questo dovrebbe consentire al gruppo di compensare la debolezza del mercato dei truck in America Latina. Positivi anche Leonardo spa (+2,34%), che ha annunciato un accordo con Russian Post per un hub logistico a Novosibirsk, Ferrari (+2,66%) e Fca (+2,02%).

Forti acquisti anche su UnipolSai (+4,26% a 1,64 euro) e Unipol (+7,75% a 3 euro), nonostante Banca Imi abbia ridotto il prezzo obiettivo sui titoli da 2,1 a 1,7 euro e da 4,6 a 3,8 euro rispettivamente.

Restando in tema Unipol, l’a.d. del gruppo, Carlo Cimbri, ieri è andato nel quartier generale di Mediobanca per parlare dell’opa lanciata su Rcs da Investindustrial con l’appoggio di Diego Della Valle, UnipolSai e Pirelli, oltre alla stessa Piazzetta Cuccia, che nell’operazione riveste anche il ruolo di advisor. Cimbri ha anche smentito categoricamente la possibilità di succedere a Federico Ghizzoni quale prossimo ceo di Unicredit.

Sul resto del listino, si segnalano forti acquisti su Cementir (+4,01%), Salini Impregilo (+3,47%) e Vittoria Ass. (+3,25%).

La sterlina vola ai massimi dall’inizio dell’anno: la divisa britannica avanza dello 0,68% a 1,4810 sul biglietto verde, dopo aver toccato quasi quota 1,50 dollari. Anche l’euro si apprezza a 1,1376 dollari, dopo aver oltrepassato di poco quota 1,14 dollari e lo yen perde terreno.

In rialzo il prezzo del petrolio, con i future sul Light crude Wti in aumento di 64 cent a 49,77 dollari e quelli sul Brent che salgono di 66 cent a 50,54 dollari.

La dinamica dei prezzi dell’oro (analizzato tramite il contratto future mini) è stata schiacciata verso il basso sulla scia della nuova ondata risk-on, per via delle quote degli allibratori inglesi che vedono altamente probabile una vittoria del fronte del remain rispetto ai secessionisti dall’Europa.

Si allenta la tensione sui rendimenti dei periferici, con lo Spread tra Btp e Bund sotto quota 130 punti a 124,8, dopo essere schizzato solo qualche giorno fa sopra 150 punti, sulla scia dei timori della Brexit.

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