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Milano a picco, bruciati 16 miliardi

di Guido Maurino

La settimana di Piazza Affari si è aperta così come si era chiusa venerdì scorso: in profondo rosso. A Milano i due indici principali, il Ftse Mib e il Ftse All Share, hanno chiuso in calo del 4,83% dopo aver lasciato sul terreno quasi quattro punti percentuali venerdì. Tradotto in euro, si tratta di altri 16,3 miliardi andati in fumo che hanno portato la capitalizzazione complessiva del listino a 329,5 miliardi di euro.

Le vendite non hanno risparmiato nessuno, a Milano come nel resto d'Europa. Piazza Affari ha pagato un mix di cause che intrecciano la crisi del debito sovrano e i timori sulla crescita economica che potrebbe portare anche a una revisione delle stime sul Pil. In giornata erano tornati anche nuovi rumors di un possibile downgrade dell'Italia da parte di Moody's, ma l'agenzia di rating si è limitata a ribadire che il rating sovrano dell'Italia, «è attualmente Aa2 ed è sotto osservazione per un declassamento» dal 17 giugno. Come a dire che per il momento non cambia nulla, ma tutte le possibilità restano sul tappeto. Il risultato è che le vendite si sono abbattute tanto sui titoli finanziari quanto su quelli industriali.

A Piazza Affari, il titolo peggiore nel listino principale è stato UniCredit che ha ceduto il 7,3% ma anche Intesa Sanpaolo ha registrato un -6,96%. Solo Mediobanca (-0,4%) ha contenuto il passivo grazie a un report di Nomura che ha confermato il giudizio buy, comprare, anche se ha tagliato il prezzo obiettivo da 7,7 a 6,9 euro.

Fra gli industriali, ai cali di Fiat (-6,46%) e Fiat Industrial (-6,74%) si sono accompagnati quelli di Pirelli (-4,48%), nonostante la società abbia confermato gli obiettivi per il 2011, e Prysmian (-3,48%). La flessione del prezzo del greggio di oltre tre punti percentuali per i timori di un rallentamento dell'economia ha frenato, invece, Eni (-4,36%), Saipem (-6,11%) e Tenaris (-5,76%).

Anche il settore dei media ha registrato vendite pesanti dopo la diffusione dei dati Nielsen sulla raccolta pubblicitaria nel primo semestre in Italia. Nel periodo gennaio-giugno, gli investimenti sono scesi del 4,2% con una flessione più marcata per le televisioni (-4,7%) che ha penalizzato Mediaset, giù ieri del 5,7 per cento.

Giornata difficile anche per Telecom Italia (-4,05%) che nel corso della mattina era stata sostenuta dalle indiscrezioni che la brasiliana Tim Participacoes potesse vendere una quota in Tim Brasil ricavandone circa un miliardo di euro. La società, però, ha subito frenato ogni ipotesi con un comunicato in cui diceva chiaramente che “tale ipotesi non è allo studio".

I titoli, solitamente difensivi, hanno resistito alcune ore in mattinata, ma man mano che i listini sprofondavano si sono dovuti arrendere. A fine giornata, così, Snam Rete Gas ha ceduto il 2,23% e Parmalat il 3,37%. Giù anche Terna (-3,23%) che, come ha confermato l'a.d. di Fs, Mauro Moretti, sta trattando per acquistare la linea elettrica delle ferrovie.

Ieri, le attenzioni degli operatori erano concentrate anche su Edison (-3,34%) nel giorno dell' atteso incontro fra il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, e il numero uno di Edf, Henry Proglio, per discutere del riassetto della società italiana. Alla fine è scaturito un rinvio dei termini per prendere una decisione dal 15 settembre al 30 ottobre: alcune settimane in più che, secondo gli operatori, potrebbero consentire ai soci italiani di ottenere condizioni più vantaggiose, ma nè Iren (-6,1%), nè A2a (-3,23%) per il momento sono riuscite ad approfittarne.

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