Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

A Milano 25 miliardi di debiti concorsuali per crisi «ritardate»

Venticinque miliardi di euro di massa debitoria, di cui 17 espressione del solo periodo 2010-15. Se il tribunale di Milano è una cartina tornasole per le procedure concorsuali – e lo è, visto che rappresenta il 10% del “mercato” nazionale del settore – c’è solo da augurarsi che la riforma R ordorf, approvata alla Camera e ora al vaglio del Senato, arrivi presto al traguardo (da lì il governo avrà 12 mesi per i decreti delegati). Una riforma che «può piacere o meno, ma certo ha una sua coerenza, una sua origine “europea” (direttiva insolvency) e trova semmai difficoltà nella second chance per il fallitoprevista proprio dalla direttiva» ha esordito Bruno Inzitari alla giornata di studio promossa ieri dall’Associazione concorsualisti di Milano. L’armonizzazione europea è un target della riforma – alla vigilia dell’entrata in vigore, il 26 giugno prossimo del nuovo Regolamento 848/2015 – considerato che i dati parlano di realtà molto diverse – ha spiegato Giorgio Corno – dove i tassi di recupero delle procedure variano tra 30% (Romania e Croazia) e 90% (Belgio e Finlandia), con l’Italia a metà strada. Differenze enormi anche nella durata delle procedure, che variano da un anno a 10 anni (e qui l’Italia è nella parte bassa del ranking). Un caso di insolvenza su quattro, inoltre, è transfrontaliero, secondo i dati del World Banking Doing Business 2016.
Secondo Alberto Fontana, sostituto procuratore a Piacenza con lunghi trascorsi alla fallimentare di Milano, «la deregulation dell’ultimo quinquiennio (concordati in bianco, ndr) ha solo favorito i più scaltri. Oggi la stragrande maggioranza dei fallimenti non soddisfa i chirografari, cioè fornitori e banche fuori dal mutuo ipotecario, ma anche erario e fisco». Nei concordati preventivi, ha aggiunto Fontana, «le percentuali di recupero sono bassissime, con tassi tra 6 e 8 % di soddisfazione. Quindi l’impatto su questi soggetti è devastante». Il motivo? «Analizzando i bilanci delle società fallite o in concordato, si sarebbe dovuto andare in concordato quattro o cinque anni prima: questo è il nodo. La nuova procedura di alert prevista dalla riforma può essere un buon punto di ripartenza, anche se non privo di criticità».
Ma sulla necessità di continue riforme l’accordo non è totale. Per Alberto Franzone, Managing Director – Alvarez & Marsal, «le leggi ci sono già ma non vengono applicate. Basterebbe cacciare i sindaci inadempienti, tenuti per legge a “valutare le poste di bilancio per garantire la continuità aziendale”, cosa che finora non è stata fatta».
Anche il punto di vista delle banche è articolato. Per Tiziano Piemontesi – Unicredit – «nelle procedure d’allerta è importante capire cosa fare: risolvere solo finanziariamente è profondamente sbagliato, di sola finanza si muore, serve invece una manovra industriale per far vivere, o rivivere, l’impresa. Le crisi vanno affrontate in anticipo, e in molti casi la responsabilità del ritardo è ascrivibile all’imprenditore stesso». Piccolo inciso: erario ed enti previdenziali sono in credito, solo a Milano, per 9,58 miliardi. Forse coinvolgerli nelle procedure di alert, come fa la riforma Rordorf, è davvero opportuno.

Alessandro Galimberti

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Primo giorno di lavoro in proprio per Francesco Canzonieri, che ha lasciato Mediobanca dopo cinque a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

 Un passo indietro per non sottoscrivere un accordo irricevibile dai sindacati. Sarebbe questo l’...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Doveva essere una Waterloo e invece è stata una Caporetto. Dopo cinque anni di cause tra Mediaset e...

Oggi sulla stampa