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Migranti e aiuti alle imprese. Alta tensione nel governo

ROMA Sono le ore più critiche, cruciali per un accordo politico sul dettaglio degli interventi contro la crisi scaturita dall’emergenza sanitaria. Entro la settimana il governo punta al varo del decreto Maggio, con un pacchetto di misure da 55 miliardi di euro. Ma tra i vari ostacoli si è aggiunto lo scontro sulla regolarizzazione dei migranti, un intervento proposto dalla ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova (Italia viva), con l’obiettivo di fare emergere braccianti, colf e badanti che svolgono attività in nero, in tutto si tratta di circa 600 mila lavoratori. Secondo Bellanova la proposta dovrebbe essere inserita nel decreto Maggio, ma ieri si è bloccata per la contrarietà del M5S, che ritiene serva un decreto ad hoc per predisporre i meccanismi e i fondi necessari a una sanatoria di queste dimensioni.

Mentre si consumava l’ennesimo dissidio tra Italia viva e M5S, il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, hanno incontrato in serata i sindacati per illustrare l’impianto di quella che si configura come una manovra a sostegno di imprese, lavoratori e famiglie. «Stiamo parlando di un intervento cospicuo, certo non sarà la panacea di tutte le conseguenze negative che stiamo vivendo, ma stiamo facendo il possibile per limitare i danni», ha ammesso il premier ai sindacati. Questa mattina sarà la volta delle associazioni di categoria come Confindustria, Confapi e Confesercenti, nel frattempo è un susseguirsi di confronti tra i rappresentanti della maggioranza per cristallizzare il dettaglio delle misure. «Io credo che è giusto che ci siano dibattiti e anche posizioni differenti, ma poi si deve arrivare a una sintesi comune», osserva il presidente della Camera Roberto Fico. Però si discute ancora, per esempio, sulla modalità di utilizzo dei circa 10 miliardi di euro destinati alle piccole e medie imprese. Nell’esecutivo è emerso un fronte capeggiato dal M5S che accarezza l’idea di un intervento diretto dello Stato nel capitale delle imprese, un approccio che trova proprio in Italia viva di Renzi l’oppositore più duro. Qualche frizione è alimentata dalla discussione sull’indirizzo degli stanziamenti a fondo perduto per alcuni dei settori più colpiti. Un ulteriore nodo è legato al Reddito di emergenza, l’assegno compreso tra 400 e 800 euro destinato alle famiglie socialmente più deboli o che non beneficiano di altri sussidi. Ancora non è certo se sarà erogato una sola volta o per due mesi o più, rendendolo più strutturale, come vorrebbero alcuni rappresentanti del Movimento. Tra le ultime novità figura una norma proposta dalla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che punta in via temporanea a rimodulare i contratti collettivi, riducendo l’orario di lavoro ma non i salari. L’intento è convertire una parte delle ore lavorative in corsi di formazione finanziati da un fondo istituito presso il ministero del Lavoro. Catalfo ha anche indicato che l’attuale blocco dei licenziamenti sarà allungato di altri tre mesi. A intervenire è pure Gualtieri per puntualizzare che la modalità di erogazione della cassa integrazione in deroga sarà più veloce e semplice rispetto a quanto accaduto finora.

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