Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Migliaia di chilometri di cavi Quando la guerra dei dati si gioca in fondo all’oceano

A una cinquantina di chilometri da Bordeaux c’è la spiaggia di Le Porge, sull’Atlantico: pineta, piste ciclabili, scuole di surf e passeggiate a cavallo. Tra due anni, se i tempi saranno rispettati, Le Porge sarà anche il punto di arrivo europeo di «Amitié», il più potente cavo transatlantico mai progettato, che garantirà lungo 6.600 chilometri il traffico Internet tra il Nordamerica e l’Europa. Come gli oleodotti e i gasdotti per gli idrocarburi, le infrastrutture per le comunicazioni digitali hanno una crescente importanza geopolitica ed economica: il traffico transatlantico di dati raddoppia in media ogni due anni, con un picco imprevisto nella primavera scorsa, durante il primo lockdown.

Se le manovre per il controllo e la gestione di Internet in superficie sono relativamente visibili — tra gli sforzi europei di tassare e contenere i Gafa (Google, Apple, Facebook e Amazon) e quelli cinesi di circoscrivere una propria rete nazionale —, una battaglia per il dominio delle comunicazioni si gioca con discrezione anche sotto il mare. La Francia si sta muovendo da protagonista tramite Orange, il primo operatore del Paese (l’ex impresa statale France Télécom), che si è alleato prima con Google e adesso anche con Facebook.

In questi giorni sta entrando in funzione «Dunant» (in omaggio a Henry Dunant fondatore della Croce Rossa), il cavo sottomarino costruito da Google e Orange che collega Virginia Beach negli Stati Uniti con Saint-Hilaire-de-Riez, poco lontano da Nantes, con una capacità di 300 Tbps (terabit per secondo).

Ma il cavo transatlantico più potente mai realizzato, con una velocità progettata di 368 Tbps, sarà Amitié, realizzato da un consorzio composto da Orange, Facebook, Microsoft, l’irlandese Aqua Comms e Vodafone. Il cavo partirà dal Massachusetts, dall’antica Lynn che all’inizio del Seicento era nota come «la città del peccato», e dopo circa 5200 chilometri sul fondale marino dovrà biforcarsi causa Brexit: un’estremità punterà verso Nord, percorrerà altri 600 chilometri e arriverà a Bude, nel Sud dell’Inghilterra; un’altra svolterà a Sud e fatti altri 800 chilometri arriverà a Le Porge, vicino a Bordeaux.

«Il traffico internazionale sta esplodendo e la posta in gioco strategica e di sovranità nazionale legata ai cavi sottomarini è sempre più alta», dice Jean-Luc Vuillemin di Orange. Con i due nuovi cavi Dunant e Amitié la Francia rafforza una posizione che la vede già dominante in Europa con l’hub di Marsiglia. Ma anche nella geopolitica dei cavi sottomarini i Gafa estendono il loro dominio, sia pure alleandosi con gli operatori di telecomunicazioni europei: controllano ormai quasi il 90% dei collegamenti transatlantici, quando fino a una decina di anni fa questi erano gestiti al 50 per cento dall’Europa.

L’Italia non è estranea ai giochi, che coinvolgono tutte le aree del mondo. Secondo il Wall Street Journal Telecom Italia potrebbe partecipare assieme a Google e a Oman Telecommunications alla costruzione di un cavo lungo oltre 8000 chilometri, il «Blue Raman» (in omaggio al fisico indiano Chandrasekhara Venkata Raman) che dovrebbe collegare l’India all’Europa. E non attraverso la rotta già congestionata e poco affidabile dell’Egitto ma tramite gli ex nemici Arabia Saudita e Israele, coinvolti entrambi nel progetto dopo l’incontro (poco) segreto dello scorso novembre tra il premier Netanyahu e il principe saudita Mohammed Bin Salman.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Siamo certamente partiti con il piede giusto». Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellan...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«L’intervento del Pnrr si colloca nel solco degli sfidanti obiettivi definiti in sede europea e n...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Squadre di lavoro ad hoc per asili e i nuovi “ospedali di comunità”. Si avvia la fase operativa...

Oggi sulla stampa