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Mifid, stop agli high frequency

Mezzo secondo per una “esecuzione sommaria”. La commissione affari economici e monetari dell’Europarlamento (Econ), approvando ieri il testo emendato della nuova direttiva Mifid sui servizi finanziari ed il relativo regolamento (Mifir), ha sostanzialmente inferto un colpo mortale agli scambi ad alta frequenza (high frequency trading), che hanno raggiunto una quota del 40% nelle principali Borse del continente e che molti considerano tra i responsabili dell’aumentata volatilità dei mercati. Lo ha fatto, appunto, con un emendamento che impone di mantenere per almeno mezzo secondo (o 500 millisecondi) gli ordini immessi in un sistema di negoziazione. Se le decisioni dell’Econ saranno confermate la conseguenza sarà la fine per gli scambi automatici “superveloci” che si basano su algoritmi in virtù dei quali un gran numero di ordini vengono immessi e cancellati in micro-istanti per approfittare dei più piccoli disallineamenti nei prezzi. A conferma del vento che soffia tra i regolamentatori c’è anche il progetto di legge, sulla stessa materia, approvato ieri dal governo tedesco il quale impone la registrazione obbligatoria dei trader (contenuta anche nella proposte di direttiva e regolamento europei) ma non si spinge fino al punto di stabilire un periodo minimo di mantenimento degli ordini. Il testo scaturito dall’Econ non è quello definitivo. Si dovrà confrontare con quello in corso di elaborazione dal parte del Consiglio Europeo e le proposte iniziali della commissione di Bruxelles. Dal quel “trilogo” dovrebbe uscire la proposta di mediazione finale da presentare all’assemblea plenaria del Parlamento europeo, probabilmente nella primavera del prossimo anno. Ciononostante fin da ieri esponenti dell’industria degli intermediari hanno espresso il loro malumore. Una nota della Fia Epta, associazione europea dei trader, si è scagliata contro – ha sottolineato – misure dettate dalla emotività e dalla «retorica populista» piuttosto che dall’evidenza. Tra le proposte approvate ieri dalla commissione dell’Europarlamento vi sono quelle (art.29 e 30 del prossimo regolamento) che limitano la possibilità di concorrenza su benchmark e derivati tra le di diverse piattaforme di negoziazione. Inoltre, in sintonia con gli orientamenti che vanno emergendo anche al Consiglio Europeo, è stato deciso che gli Otf – le nuove piattaforme di scambi in arrivo con Mifid II – saranno limitate agli strumenti obbligazionari non includendo invece le azioni. Il legislatore di Strasburgo ha poi deciso un ulteriore stretta sugli incentivi che una società del risparmio può ricevere da soggetti terzi a fronte dell’acquisto di determinati asset. Al fine di circoscrivere ulteriormente potenziali conflitti d’interesse simili “inducements” potranno essere ricevuti a patto che siano successivamente ribaltati ai clienti della Sgr, o servano soltanto per coprire i costi “basici” sostenuti per il servizio d’investimento. E, in ogni caso, semprechè gli investitori finali ne siano a conoscenza.

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