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Microsoft taglia 18mila posti è il “prezzo” dell’acquisto dei telefonini Nokia

NON era mai successo nei 39 anni di storia della Microsoft, e neppure durante la crisi del 2008-2009. L’azienda fondata da Bill Gates licenzia 18.000 dipendenti, è il 14% di tutta la sua forza lavoro. Un’ecatombe. E’ più del triplo dei licenziamenti che vennero decisi cinque anni fa, al termine della più grave recessione dalla nascita dell’azienda informatica. Eppure non si può dire che sia proprio una sorpresa. Non in Finlandia, dove da tempo ci si aspettava il peggio. Perché a farne le spese saranno prevalentemente loro: i dipendenti europei della Nokia, colosso finlandese della telefonia mobile, la regina decaduta dei cellulari ormai in preda al declino. La divisione della Nokia che produce telefonini fu comprata da Microsoft, e il grosso dei licenziamenti (12.500) avverranno proprio lì, ivi compresa la chiusura di un’intera fabbrica Nokia in Ungheria. E’ solo pochi mesi fa che l’acquisizione di Nokia da parte di Microsoft fece scalpore. Quell’operazione confermava la centralità degli smartphone nell’economia digitale. Da quando i cellulari hanno iniziato a soppiantare i personal computer come strumento di accesso a Internet, tutti hanno dovuto adattare le proprie strategie: da Microsoft a Google a Facebook.

L’azienda fondata da Bill Gates (che ieri in Borsa è cresciuta), in particolare, nel suo fatturato e nei suoi utili è ancora troppo dipendente dalla vendita di software per computer. Ha un sistema operativo per i telefonini, Windows Phone, ma questo non ha conquistato quote di mercato paragonabili al software Android di Google. L’acquisizione di Nokia ha coinciso con l’arrivo del nuovo chief executive di origine indiana, Satya Nadella. E la prima mossa significativa che caratterizza “l’era Nadella” in azienda diventa proprio l’annuncio del maxi-licenziamento. Circa la metà dei dipendenti “acquisiti” insieme con le attività Nokia (25.000), vengono cacciati subito.
Ma dietro il drammatico annuncio sui dipendenti ex-Nokia, si intravede anche un possibile ripensamento strategico. Benché annunciata solo da pochi mesi, l’operazione Nokia era stata concepita quando al vertice di Microsoft c’era ancora Steve Ballmer, partner di lunga data di Bill Gates. La gestione di Ballmer era stata oggetto di un crescendo di critiche. I mercati avevano accolto male anche l’operazione Nokia, chiedendosi perché la Microsoft dovrebbe avventurarsi in un mestiere – la produzione di hardware come i telefonini – che non le è mai appartenuto. Per di più nella fabbricazione dei cellulari Nokia era considerata ormai alla stregua di un dinosauro. L’economia digitale divora le sue star, distrugge le sue leggende con una rapidità impressionante. Il caso-Nokia – una ex cartiera convertitasi come gigante hi-tech – era stata considerata una meravigliosa storia di successo, studiata nelle Business School di tutto il mondo. Per poi finire nella polvere, quando i telefonini sono stati sconvolti da due rivoluzioni: l’arrivo dell’iPhone di Apple; seguito poi dall’ascesa di un altro concorrente che ha inseguito e sorpassato Apple con dei prodotti dal costo più basso, la sudcoreana Samsung. In un lungo messaggio ai dipendenti della Microsoft, Nadella ha esposto il suo “manifesto programmatico” in tono severo. «Culturalmente – ha spiegato Nadella – noi ci siamo comportati come se avessimo trovato la ricetta vincente una volta per sempre. Ora dobbiamo scoprire una nuova ricetta vincente e essere più agili e veloci. Avere un obiettivo ben preciso, focalizzarsi e concentrarsi su quello, è solo l’inizio del viaggio, non è il traguardo. Il primo passo per costruire l’organizzazione adatta alle nostre ambizioni, è allineare di conseguenza la nostra forza lavoro».
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