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Microsoft, maximulta Ue da 561 milioni

E adesso sono due, due miliardi e 200 milioni di euro dal 1998 a oggi. La Commissione Europea ha multato il gigante Microsoft per non aver garantito ai propri clienti la scelta di più motori di ricerca Internet sui loro personal computer. Ammenda stellare, 561 milioni, che unita alle altre già comminate alla compagnia in questi anni porta appunto il totale a 2,2 miliardi.
Il nodo sta tutto nell’utilizzo del sistema operativo Windows, onnipresente in tanti computer: la Microsoft, secondo l’accusa di Bruxelles, anche nel 2012 ha automaticamente installato insieme con questo sistema il «suo» browser o motore ricerca Internet Explorer, che già domina sul 56% del mercato. “Domina” è parola non casuale: sempre secondo l’ipotesi ventilata da Bruxelles, nei modi di promozione e diffusione di Internet Explorer si potrebbe configurare l’«abuso di posizione dominante sul mercato», una delle infrazioni più serie alle norme comunitarie sulla libera concorrenza. Perché Microsoft, con quelle installazioni automatiche, non avrebbe informato compiutamente il proprio cliente e non gli avrebbe offerto la possibilità di usare altri motori di ricerca, pure presenti sul mercato: per esempio Mozilla Firefox, circa 20% di quota complessiva, o Google Chrome,(17%). La compagnia si era legalmente impegnata a farlo per 15 milioni di installazioni di Windows 7 dal maggio 2011 al luglio 2012, e invece non l’ha fatto (il suo direttore generale si è visto dimezzare il bonus, per uno scherzo simile). Microsoft ha ammesso l’accusa, e in un comunicato ufficiale si è giustificata parlando di un errore tecnico, legato a certi aggiornamenti tecnici del 2011: «Assumiamo la piena responsabilità per l’errore tecnico che ha causato questo problema. Abbiamo fornito alla Commissione una valutazione completa e sincera della situazione, e abbiamo preso delle misure per evitare questo sbaglio, o qualunque cosa di simile, nell’avvenire».
Ma già la Microsoft aveva pagato 860 milioni di multa nel 2009, per la stessa ragione. E anche se adesso promette, come le è stato chiesto, di prolungare l’offerta e l’informazione «libere» fino al 2014, le antenne della Commissione restano naturalmente in allarme. Da calcoli provvisori e ufficiosi, sembra che 28 milioni di utenti europei siano stati «privati» in un modo o nell’altro di una vera libertà di scelta, e siano perciò approdati a Internet Explorer.
Quest’ultima ammenda da 561 milioni, ha detto il commissario europeo alla Concorrenza Joaquin Almunia, riflette l’entità dell’infrazione e la sua durata nel tempo: «Le imprese devono fare ciò che si sono impegnate a fare, oppure affrontare le conseguenze». Ma il commissario ammette anche che forse la Commissione è stata «ingenua» nell’affidare alla stessa Microsoft il controllo sull’accordo, in passato. E qualcuno a Bruxelles si consola con un altro calcolo, assai maccheronico. Più o meno 500 milioni sono i cittadini europei, e il 70% di questi — 350 milioni, sempre a spanne — naviga su Internet; se la Microsoft ha pagato o pagherà alla Ue 2,2 miliardi dal 1998 a oggi, vuol forse dire che ogni «navigatore» ha avuto o avrà 6 euro? Difficile, ma in tempi di recessione ci si può distrarre anche così.

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