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Microsoft in guerra contro Google

di Daniele Lepido

Da eterni accusati a convinti accusatori. Per la serie: corsi e ricorsi della storia (informatica). Microsoft porta Google sul banco degli imputati a Bruxelles, brandendo l'imputazione di abuso di posizione dominante nel mercato dei motori di ricerca. E lo fa presentando ricorso davanti alla Commissione europea come «parte dell'indagine in corso sulla possibile violazione delle leggi europee Antitrust da parte di Google», ha scritto in un post Brad Smith, senior vice president e consigliere generale di Redmond.

«Sicuramente ci sarà qualcuno al quale non sfuggirà il lato ironico di questa nostra azione legale – ha spiegato Smith – ma avendo speso più di dieci anni dall'altra parte della barricata, come imputati nei confronti della Commissione europea, abbiamo fatto questo passo assumendoci tutte le responsabilità e senza leggerezze».

Passati i tempi della "guerra dei browser", in cui l'Antitrust europeo picchiava duro contro il monopolio naturale di Internet Explorer, oggi il piatto forte delle tematiche regolamentari del Vecchio Continente si sposta sulla ricerca online.

I rilievi che Smith solleva nel suo post prendono le mosse dalla difficoltà nell'accedere ai video di Youtube (che Mountain View ha rilevato nel 2006), iniziando la navigazione da motori di ricerca come Bing o Yahoo!, diversi quindi da Google. Una partita che diventa ancora più importante sulle piattaforme mobili. «Nel 2010 e ancora di recente, Google ha impedito agli smartphone che installano la nuova versione di Windows Phone di operare in maniera corretta con Youtube, cosa che non accade con i cellulari dotati di sistema operativo Android, oppure con gli iPhone della Apple». Con i cellulari di Steve Ballmer, invece, non sarebbe possibile accedere in modo adeguato «alle categorie video, trovare i preferiti o guardare le classifiche online», scrive sempre Smith nella sua invettiva online.

Microsoft continua poi il suo j'accuse mettendo altra carne al fuoco. Dalla search e dai video ai libri online: «Google sta cercando di bloccare l'accesso ai contenuti posseduti dagli editori – è la tesi di Smith – come è stato sottolineato dalla corte federale di New York la scorsa settimana nella sentenza che ha coinvolto proprio lo sforzo di Google di ottenere accesso esclusivo ai così detti libri-orfani», quelli cioè senza copyright.

E poi il capitolo degli inserzionisti pubblicitari fortemente limitati, secondo il gruppo fondato da Bill Gates, nell'accesso a dati «che appartengono agli investitori, dati che non sono interoperabili con altre piattaforme di advertising, tra le quali la nostra».

«La Commissione europea prende atto del reclamo presentato da Microsoft», ha commentato la portavoce del commissario Ue alla concorrenza, Joaquin Almunia, limitandosi ad aggiungere che informerà formalmente Google, come vuole la procedura. Il gruppo di Mountain View, nel frattempo, ha già commentato la mossa di Microsoft: «Non siamo per nulla sorpresi», ha detto uno dei portavoce del gruppo, sottolineando come Google «continuerà a discutere con la Commissione europea. E saremo felici – ha aggiunto – di spiegare a chi lo desidera come funziona la nostra attività». Dal canto suo l'Antitrust europeo ha aperto un'inchiesta nei confronti di Google lo scorso novembre, in seguito a diversi reclami, tra i quali quello del portale internet Ciao, appartenente a Microsoft. Nel mirino dei servizi del commissario Almunia c'è sia l'attività di ricerca di Google, sia l'attività legata agli spot online, con il sospetto (non confermato) che Google ricorra a clausole di esclusività imposte ai partner pubblicitari.

È la prima volta che Microsoft «compie un passo del genere – ammette Smith – ma riconosciamo l'importanza di assicurare che le leggi sulla competizione rimangano bilanciate e che l'innovazione tecnologica guardi sempre più avanti».

 

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