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Microcredito con effetto traino

Nei prossimi tre anni il microcredito permetterà di creare 15 mila nuove attività imprenditoriali di piccole o piccolissime dimensioni e di lavoro autonomo, distribuendo 700 milioni di euro di finanziamenti. In termini occupazionali ciò si traduce in 35 mila nuovi posti di lavoro. Grazie, infatti, alle misure contenute nel decreto Cura Italia, in corso di conversione in legge, ci sono impatti positivi per il microcredito. In particolare a fare da volano per il settore sono l’innalzamento della soglia del microcredito a 50 mila euro, l’estensione della moratoria sui finanziamenti, l’applicazione delle disposizioni sul Fondo di garanzia e la possibilità di ottenere un microcredito agricolo avvalendosi della garanzia del fondo Ismea. La combinazione di queste misure si stima porterà una crescita sui volumi del microcredito del 35%. Una cifra che fa ben sperare per la ripresa, se si considera che la sezione speciale Microcredito del fondo di garanzia per le Pmi ha accolto, nell’ultimo triennio di operatività, oltre 10 mila operazioni di microcredito, soprattutto nei settori del commercio e della ristorazione. Una boccata di ossigeno fatta di piccoli finanziamenti erogati dagli intermediari finanziari, grazie alla garanzia concessa dal Fondo di garanzia per le pmi, che hanno supportato l’attività di piccole e medie imprese e professionisti che altrimenti avrebbero avuto un accesso al credito più difficoltoso e a condizioni meno vantaggiose (ai beneficiari del microcredito non sono richieste garanzie reali).

A calcolare queste proiezioni è stato il centro studi dell’Ente nazionale per il microcredito (Enm), che ha prodotto un vademecum utile a soddisfare le richieste di aziende e professionisti. «Superata l’emergenza sanitaria, sarà necessario ricostruire il tessuto economico e sociale del Paese col nostro lavoro comune», ha commentato il presidente dell’Ente, Mario Baccini, che ha aggiunto: «Questo sarà possibile anche grazie alle misure previste dal governo per la piccola e microimpresa e i professionisti che, fondamento della nostra economia e della nostra società, hanno reso grande il nostro Paese e continueranno a renderlo tale».

Le misure che impattano sul microcredito: le moratorie. Il decreto Cura Italia prevede, tra l’altro, a sostegno delle imprese, che per mutui e altri finanziamenti, ci si possa avvalere della sospensione dei pagamenti di rate o canoni di leasing, alla luce della emergenza causata dal coronavirus. Questa moratoria, dal momento che riguarda debiti nei confronti delle banche, degli intermediari finanziari (di cui all’art. 106 del Testo unico bancario) e degli «altri soggetti abilitati alla concessione di credito in Italia», include anche gli operatori di microcredito (previsti dall’art. 111 del Tub). Ciò significa che può essere richiesta anche in relazione alle operazioni di microcredito. Altri dettagli: riguarda l’intera rata ma l’impresa può chiedere la sospensione della sola quota capitale e continuerà a rimborsare la quota interessi prevista nel piano di ammortamento. Per avvalersene, il decreto dispone che l’impresa presenti una comunicazione ad hoc, corredata della dichiarazione con la quale l’impresa stessa autocertifica di aver subito in via temporanea carenze di liquidità, in conseguenza della diffusione dell’epidemia da Covid-19. Inoltre, le esposizioni debitorie delle imprese richiedenti, al 17 marzo scorso (data di pubblicazione del decreto), non devono essere classificate come «esposizioni creditizie deteriorate».

Oltre al decreto Cura Italia, a beneficio delle imprese, c’è anche la moratoria prevista dall’Accordo per il credito (e relativo addendum) nato per volontà dell’Abi e delle Associazioni imprenditoriali. Cosa comporta? Per i finanziamenti concessi dalle banche e dagli intermediari finanziari può essere sospeso per massimo 12 mesi il pagamento della sola quota capitale delle rate dei mutui, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, e delle operazioni di leasing, immobiliare o mobiliare. Nel caso del leasing, la sospensione riguarda la quota capitale implicita dei canoni di leasing. In alternativa può essere richiesto l’allungamento della durata dei mutui. Possono chiedere la sospensione o l’allungamento dei finanziamenti le micro, piccole e medie imprese attive in Italia. Ma non solo: tra i soggetti che possono richiedere la garanzia rientrano, oltre alle banche e agli intermediari finanziari di cui all’art. 106 del Tub, anche gli operatori di microcredito.

Le misure che impattano sul microcredito: il Fondo di garanzia esteso agli operatori 111. A ulteriore supporto del microcredito, nel decreto Cura Italia, ci sono poi le misure sul Fondo di garanzia per le pmi. In dettaglio, anche gli operatori di microcredito in possesso del requisito di micro, piccola e media impresa, possono beneficiare della garanzia del Fondo sui finanziamenti loro concessi da banche o intermediari finanziari. Condizione essenziale è che tali finanziamenti siano destinati, da parte dei predetti operatori, a operazioni di microcredito. La garanzia è concessa a titolo gratuito e per l’80% dell’ammontare del finanziamento. Il che significa che gli operatori cosiddetti 111, ossia coloro che operano del microcredito, potranno disporre di sufficienti risorse da destinare all’attività di microcredito.

Le misure che impattano sul microcredito: l’innalzamento dell’importo massimo delle operazioni. Un passaggio rilevante in materia di microcredito è quello introdotto dal decreto, che eleva l’importo massimo delle operazioni di microcredito imprenditoriale da 25 mila a 40 mila euro. Inoltre è invariata la possibilità, prevista dalla vigente normativa, di un ulteriore aumento dell’importo pari a 10 mila euro. Calcoli alla mano, i beneficiari del microcredito possono ottenere un finanziamento complessivo massimo di 50 mila euro.

L’aumento dell’importo massimo assume una grande importanza, in quanto può determinare un forte impulso all’attività di microcredito e agli investimenti delle microimprese che hanno un fabbisogno finanziario superiore a quello attualmente consentito.

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