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Micciché: «Ubi? Risultati oltre le attese e spazio per crescere»

La corsa di Intesa Sanpaolo fino al 4% ieri in Piazza Affari ha anticipato i risultati del gruppo attesi oggi e accompagnato i conti di Ubi Banca, l’istituto di Bergamo e Brescia acquisito nel 2020 e la cui integrazione sarà perfezionata, come da tabella di marcia, nel prossimo mese di aprile. L’Opas promossa dalla superbanca ha pesato sul conto economico di Ubi, oggi presieduta da Pa0lo Grandi e guidata da Gaetano Micciché. Escludendone gli impatti straordinari, l’utile netto dell’esercizio 2020 è di 254,7 milioni. Considerandone gli effetti, invece,la perdita risulta di 3,5 miliardi.

Spiega Micciché, il presidente di Imi che ha assunto l’incarico di consigliere delegato e direttore generale di Ubi: «Aver chiuso l’esercizio 2020 con un utile prima delle imposte pari a oltre 430 milioni, non considerando gli oneri derivanti dall’integrazione, dimostra come la capacità di garantire supporto ai nostri clienti e alle loro esigenze e l’impegno finalizzato ad assicurare continuità del servizio ci abbiano consentito di registrare un andamento della gestione assolutamente positivo». Il manager parla di «assoluta soddisfazione per gli eccellenti risultati raggiunti, anche superiori alle aspettative». Risultati che, per Micciché, sono stati resi possibili dalla «solidità degli asset» e dalle «competenze presenti» in Ubi Banca che, «al termine del processo in corso, saranno in grado di esprimere ancor meglio le proprie potenzialità, a dimostrazione della lungimiranza dell’operazione voluta e realizzata da Intesa Sanpaolo e dal suo ceo Carlo Messina».

Nel dettaglio, il risultato netto include, quale conseguenza dell’esito positivo dell’Opas, la contabilizzazione di tutti gli oneri, sia per il 2020 che per il 2021, relativi all’integrazione con Intesa per un ammontare totale di 3,8 miliardi netti, rilevati progressivamente nel terzo e nel quarto trimestre. Gli oneri sono riferiti all’impairment dell’avviamento presente nel bilancio di Ubi (1,4 miliardi), alla cessione di oltre 500 filiali a Bper (1 miliardo), alla cessione annunciata di oltre 3 miliardi di crediti deteriorati (734,9 milioni), e a altri oneri tra cui quelli relativi al piano di esodi (155,1 milioni). Tra i segni più, le commissioni nette cresciute dell’1,9% a 1,7 miliardi.

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