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Miccichè lascia Rcs prima del consiglio che decide su Blackstone

Gaetano Miccichè lascia il consiglio di amministrazione di Rcs MediaGroup. Il presidente della divisione Imi-Cib di Intesa Sanpaolo si è dimesso ieri dal suo ruolo di consigliere, spiega un comunicato della società, “in ragione dei propri attuali impegni e di quelli che prevede di assumere anche nel prossimo periodo”. Il banchiere era entrato in consiglio nel 2016, a seguito della scalata di Urbano Cairo a Rcs, portato come consigliere indipendente nella lista dello stesso Cairo. Ma di fatto la sua figura ha costituito fino ad ieri un trait d’union tra l’editore e Intesa- Sanpaolo, la banca che in passato ha molto sostenuto Cairo e con il quale i rapporti paiono adesso essersi raffreddati.Il passo indietro del banchiere che ha assistito per anni Cairo, presidente, amministratore delegato e primo azionista di Rcs, arriva due giorni prima della riunione del consiglio di venerdì 30 luglio. Si tratteranno i conti del semestre, in netta ripresa sia in Italia sia in Spagna, ma sarà anche la prima convocazione del cda dopo il lodo arbitrale che ha rigettato le richieste di risarcimento avanzate da Rcs nei confronti del fondo Usa Blackstone per la vicenda che riguarda la vendita dell’immobile di via Solferino a Milano, sede tra l’altro del Corriere della Sera (nel 2013 Blackstone lo aveva comprato da Rcs per 120 milioni e nel 2018, mentre il fondo voleva rivenderlo per 250 milioni era stato fermato dalla causa intentata da Cairo), dando di fatto ragione a Blackstone che dal canto suo ha avanzato alla Corte suprema di New York una richiesta danni di 600 milioni di dollari, oltre mezzo miliardo di euro, contro Rcs.Anche venerdì, in ogni caso, il cda Rcs non dovrebbe procedere a un accantonamento per affrontare il rischio di una possibile sconfitta legale. A fine marzo il patrimonio netto della società era pari a 309,7 milioni e proprio per questo motivo — secondo i suoi critici — Cairo non avrebbe la profondità di bilancio per fare un accantonamento, anche parziale, per far fronte a possibili conseguenze legali negative, senza il rischio di dovere procedere a un aumento di capitale per ricostituire il patrimonio. La società si dice sicura della sua posizione, confortata dallo studio BonelliErede e forte anche di un parere indipendente del noto giurista Sabino Cassesse. Ma alcuni consiglieri hanno opinioni differenti. Proprio Miccichè era da mesi tra i più critici nel cda Rcs, insieme all’ad di Pirelli Marco Tronchetti Provera, sia sulla scelta di fare causa a Blackstone, sia su quella di non procedere a nessun accantonamento.La Consob, che non ha poteri di imporre accantonamenti al cda di una società, assicura che sta vigilando come sempre su quello che accade. Ma intanto la vicenda Rcs ha avuto un certo effetto anche nella Commissione di Borsa. Dopo che l’ex premier Matteo Renzi ha scritto nel suo ultimo libro di considerare la mancata ricapitalizzazione di Rcs e il silenzio della Consob sul tema uno scandalo finanziario, il presidente della Commissione Paolo Savona si è rivolto pubblicamente, durante a un convegno, al ministro dell’Economia Daniele Franco chiedendo che lo stesso ministro lo invitasse «a fare fagotto e ad andarsene» se riteneva che Savona non fosse indipendente. Un colpo di teatro con poca sostanza, visto che la Consob è un’autorità indipendente che non dipende in alcun modo dal ministero dell’Economia.Sul fronte giudiziario Cairo e Blackstone si sarebbero intanto trovati d’accordo per darsi tempo fino al 30 agosto per istruire la causa a New York. Gli avvocati di Rcs restano convinti che il foro competente sia quello di Milano – dove è l’immobile – e non gli Usa, dove ha sede il fondo. I legali di Cairo fanno invece notare che il lodo ha riconosciuto che la lite non era temeraria e che Rcs ha fatto bene ad accertare la questione con l’arbitrato. Per il fronte Blackstone, però, questo non rileva perché il fondo nel 2018 aveva in tasca un assegno da 250 milioni che non ha potuto incassare per le interferenze di Cairo; pertanto anche se la lite non è temeraria, il lucro cessante del mancato incasso e il danno emergente e all’immagine giustificherebbero la richiesta dei 600 milioni di dollari.

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