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Miccichè alla guida di Ubi Il ritorno del banchiere che parla all’industria

Non stupisce che riemerga proprio lui: Gaetano Miccichè. L’identikit perfetto per un’integrazione complessa come quella tra Intesa Sanpaolo ed Ubi. Una fusione che da qui all’anno prossimo non avverrà senza criticità. Non stupisce che Carlo Messina lo abbia indicato per il ruolo di traghettatore di Ubi nel perimetro dell’istituto di Ca’ de Sass.

Certo sarà il consiglio di amministrazione a doverlo indicare nella nuova funzione, ma l’endorsement del consigliere delegato traccia una direzione chiara la cui parola chiave è fiducia. Non c’è alcun rapporto umano che possa decidere di farne a meno. Messina dice netto: «Mi fido ciecamente di lui». Vale più di mille incarichi, ruoli, attestati. Miccichè è sì un uomo di banca. Ma è anche (e soprattutto) un uomo di industria. È un esperto di ristrutturazioni, è stato per questo l’uomo chiave di Intesa Sanpaolo alla guida della divisione corporate.

Ha avuto per anni un ruolo paragonabile a quello di un ministro dello Sviluppo economico. La politica industriale della banca si è legata a doppio filo ai turnaround più complessi del Paese. Da Yomo a Impregilo, dalla Fiat alla Piaggio. E poi Edison, Prada, Alitalia, Ntv, Rcs. Dicono che ami le «squadre corte». Seguendo un metodo fatto di individuazione delle priorità che porti alla costruzione di squadre manageriali eccellenti.

Le ristrutturazioni

Miccichè ha lavorato alle ristrutturazioni

di grandi aziende come Alitalia, Ntv e Fiat

Miccichè è un manager cresciuto al crocevia di tre città. Intanto la sua Palermo. Figlio di papà Gerlando, nel ‘46 segretario di Vittorio Emanuele Orlando a Roma. La sua Milano a cui ha destinato gran parte della sua carriera. Dalla laurea in Giurisprudenza all’Mba alla Bocconi fino all’ascesa in Intesa. Chiamato nel 2002 da Corrado Passera come responsabile del merchant banking ha saputo costruire la sua ascesa fino alla direzione generale. Ha guidato la banca d’affari Imi per quasi 0tto anni, il periodo complicato della Grande crisi in cui ha saputo assecondare le imprese meritevoli in un sistema storicamente bancocentrico.

Infine la sua Roma, che ha riscoperto di recente con l’incarico di presidente della Lega Calcio. Un mondo che ha sempre visto con sospetto e disillusione e che ha provato a cambiare. Appassionato di arte e musica, divoratore di libri che regala agli amici, ama giocare a tennis.

Racconta spesso della sua amicizia con Enrico Cuccia, retaggio del rapporto che il fondatore di Mediobanca che aveva con papà Gerlando, di cui avevano in comune il nonno. Tutti gli riconoscono un’attitudine combinatoria: quella di trovare un punto di equilibrio nelle situazioni, a forza di esaminarle, scomporle e ricomporle. Il profilo giusto per Ubi.

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