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Mettere a dieta il mercato rischia di costare caro

«Perché io so’ io, e voi…». Vedendo alcune banche tedesche che iniziano a distribuire dividendi agli azionisti mentre in tutta Europa sono congelati almeno fino a dicembre, non può non venire in mente la celebre frase di Alberto Sordi nel Marchese del Grillo. E ancora di più vedendo le assicurazioni che, sul tema dividendi, si muovono in ordine sparso. Perché, al di là della validità o meno delle motivazioni per cui è stato vietato il pagamento delle cedole, una cosa è certa: o le regole valgono per tutti, oppure si creano svantaggi e vantaggi competitivi che in un’Europa che si fregia di essere unita non sono tollerabili. Perché chi distribuisce dividendi attira gli investitori. Cioè capitali. Chi non lo fa rischia invece di farli scappare. Se il divieto inizia a diventare a macchia di leopardo, dunque, il rischio è di alterare seriamente la competitività del sistema bancario e assicurativo in Europa. E anche quella dei vari sistemi Paese.

Ma una riflessione sulla sospensione dei dividendi è necessaria a prescindere da questo aspetto. Si tratta infatti di una misura che ha motivazioni nobili, ma anche potenziali effetti collaterali. Il motivo principale per cui, in piena pandemia, fu deciso di sospenderli è per rafforzare banche e assicurazioni. Questa è senza dubbio una ragione più che valida: più una banca trattiene le risorse, infatti, più si rafforza dal punto di vista patrimoniale. Il punto, però, è che questo le rende meno attraenti in Borsa. E, soprattutto, se qualche istituto avesse la necessità un giorno di varare un aumento di capitale, perché in crisi, sarebbe per lui più difficile trovare investitori disposti a dargli soldi. Così, paradossalmente, il blocco rafforza le banche nel breve (perché trattengono risorse), ma rischia di indebolirle nel lungo termine (perché potrebbero fare più fatica a portare a termine gli aumenti di capitale). Questo tema vale a maggior ragione per il settore assicurativo, che non ha neppure il problema dei crediti deteriorati.

L’altro elemento su cui riflettere riguarda le regole. Da un lato la Bce ha erogato alle banche quantità enormi di fondi al tasso di -1% attraverso i cosiddetti Tltro, in modo che le banche potessero prestare denaro alle imprese. Dall’altro, però, regole pensate in un mondo pre-Covid e lasciate in vigore rischiano di fare l’opposto. Soprattutto quelle del cosiddetto calendar provisioning, che determinano in maniera rigida le svalutazioni che le banche devono fare sui crediti deteriorati nel corso degli anni. Con i Tribunali rimasti chiusi a lungo, i tempi di recupero dei crediti insolventi si sono dilatati. Se però la clessidra del calendar provisioning continua a far cadere granelli di sabbia come se il Covid non fosse mai esistito, allora si rischia di mettere in difficoltà ulteriore un sistema bancario che invece dovrebbe sostenere il più possibile l’economia reale.

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