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«Metodo Milano, anticipiamo la ripresa»

Gianfelice Rocca ieri ha lanciato quello che si potrebbe definire il «Metodo Milano». Che non è tanto un modo di fare le cose: roba vecchia. È un approccio del tutto nuovo ai guai dell’economia e alle opportunità di quella stessa economia; cambia la prospettiva da nazionale a metropolitana; pretende riforme strutturali ma si prende la responsabilità di dire agli imprenditori che il loro destino non possono che scriverlo essi stessi. 
Il presidente dell’Assolombarda ha proposto la sua visione durante l’assemblea annuale dall’associazione degli industriali di Milano. Con l’intenzione di cavalcare il voto degli italiani del 25 maggio, che a suo parere «fra disperazione e richiesta d’azione hanno scelto l’azione».
Sono due i punti forti di questo nuovo metodo di affrontare la ripresa. Il primo sta nel fatto che «la competizione del futuro sarà basata sulle città metropolitane — ha sostenuto Rocca — o meglio su aree metropolitane che si proiettano nel mondo». E Milano è il «centro di un’area supermetropolitana che nel raggio di 60 chilometri connette 8,5 milioni di persone. Un’area in cui si addensa il 25% del valore aggiunto manifatturiero italiano e il 25% dell’export totale del Paese». Che manca di infrastrutture: se la connettività di Londra è cento — ha detto il presidente di Assolombarda — Francoforte è a 95, Monaco a 45,6, Milano a 23,5. Ma che ha punti di forza straordinari: otto università con 45 facoltà, 13 mila studenti stranieri (in crescita), 285 centri di ricerca che producono il 24% dei brevetti italiani e, attorno, una regione che esporta il 40% del suo Prodotto lordo, «come la Germania».
Sono queste reti di conoscenza, produzione, servizio, cultura, turismo, finanza, rapporti internazionali le basi sulle quali avviene oggi la competizione globale. Rocca dice che Milano non può illudersi di agire da sola, isolata dal resto del Paese: nel senso che ha bisogni di quelle riforme strutturali che sono indispensabili a tutta l’Italia, delle quali ha parlato nel suo intervento all’assemblea di Assolombarda il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Ma, durante una conferenza stampa, Rocca ha anche detto di vedere «le organizzazioni statali come un residuo del passato», idea interessante, suscettibile di sviluppi. L’orizzonte è quello tedesco dei Länder e delle loro città metropolitane.
Il secondo punto forte del Metodo Milano sta nel non aspettare. «È mia profonda convinzione — ha sostenuto Rocca — che nel caso italiano il recupero non possa che partire dalle imprese e dai territori». La politica non può non fare riforme di struttura poderose nella riorganizzazione dello Stato, nell’innovazione della burocrazia, nella semplificazione di un fisco «diventato un incubo». Ma le forze della città metropolitana, imprenditori in testa, devono mobilitarsi. Non in dichiarazioni generiche, però. Assolombarda ha lanciato 50 progetti per «far volare Milano», una ventina dei quali indirizzati a fare diventare la metropoli un «hub della conoscenza» e «una città attrattiva» e tutti con lo scopo di «rimettere l’impresa al centro: senza gli animal spirits degli imprenditori non si va da nessuna parte».
Non si tratta, questa volta, di una richiesta generica di riconoscimento politico, di concertazione: è un impegno a fare per rispondere alla richiesta di cambiamento. A cominciare dalla creazione di un advisory board per la competitività territoriale all’interno della strategia di città metropolitana, della quale ieri all’Assembla dell’Assolombarda ha parlato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio. Per arrivare a Nexpo, il dopo Expo fondato sulla ricerca e l’innovazione.
Insomma, il clima nel Paese sta forse cambiando e gli imprenditori milanesi in qualche modo annusano la novità. Vogliono una metropoli competitiva nel mondo e sanno che non la creerà il governo.

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