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Metodo Draghi, donne in maggioranza nel consiglio Cdp

Il ricambio al vertice di Cassa depositi e prestiti oltre a registrare l’arrivo di Dario Scannapieco ridisegna il consiglio di amministrazione, dove per la prima volta la composizione è di cinque donne a fronte di quattro uomini. Un dato che contribuisce a tratteggiare il metodo adottato dal premier Mario Draghi: le nomine ai vertici sia di Cdp sia di Ferrovie sono in discontinuità con il passato, le donne sono significativamente rappresentate e, infine, dal fronte politico nessuno o quasi attacca per lamentare l’inadeguatezza delle scelte fatte. Una dinamica che potrebbe ripetersi nel corso delle prossime settimane in occasione del rinnovo del consiglio di amministrazione della Rai, così come per la selezione di oltre 400 nomi per altrettante caselle nella galassia delle società pubbliche controllate dal ministero dell’Economia. Tra le tante sono in scadenza Gse, Invimit, Sogei, Eur spa e Banca Mps, società a cui si aggiungono altre 75 aziende a controllo indiretto del Tesoro (tra cui Anas e le partecipate di Enel, Poste e Fs). In attesa delle prossime scelte di Draghi e della maggioranza di governo un primo quadro lo restituisce la lista presentata ieri dal Tesoro, dopo quella di due giorni fa di Fs, per il nuovo board di Cdp. Nel caso dell’istituto di via Goito (il ministero dell’Economia detiene l’82,77%) il ruolo di amministratore delegato toccherà a Scannapieco, 53 anni, economista dal 2007 fino ad oggi vicepresidente della Banca europea degli investimenti, l’istituto finanziario della Ue. In precedenza, a partire dal 1997, Scannapieco ha lavorato proprio al ministero del Tesoro sotto la regia di Draghi, all’epoca direttore generale di Via XX Settembre, ricomprendo vari incarichi, fino a quello di direttore generale Finanza e Privatizzazioni. Nell’elenco compilato dal Tesoro per il nuovo board figurano, inoltre, Giorgio Toschi (ex comandante generale della Guardia di finanza), Fabiana Massa Felsani (era già in consiglio e viene confermata), Anna Girello Garbi (in passato è stata sindaco in Mps e consigliera in Toscana Aeroporti), Livia Amidani Aliberti (commercialista esperta di governance e compliance) e Fabrizia Lapecorella (anche per lei, attuale direttrice generale delle finanze al Tesoro, si tratta di una riconferma). Alla lista compilata dal ministero si aggiunge l’elenco delle fondazioni, azioniste di Cdp al 15,93%. I designati sono tre e i nominativi sono quelli dei componenti uscenti: Giovanni Gorno Tempini (che sarà presidente), Matteo Melley (già vicepresidente di Acri) e Alessandra Ruzzu (ex consigliera del Banco di Sardegna). Una riconferma quest’ultima che porta, appunto, a quota cinque il totale delle donne all’interno del board, in precedenza erano tre.

L’avvio della nuova gestione sotto la guida di Scannapieco segna l’uscita dell’amministratore delegato Fabrizio Palermo, nominato dal governo Conte nel 2018 su indicazione del Movimento 5 Stelle, una connotazione che, malgrado i tentativi di affrancamento, ha avuto un peso nella mancata riconferma. Ieri Palermo ha scritto ai dipendenti per ringraziarli e rivendicare il raggiungimento di «traguardi straordinari».

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