Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I metodi adottati dalle principali agenzie da rating non riescono a fotografare la situazione economica italiana

Il metodo adottato dalle agenzie di rating per definire il grado di affidabilità delle nazioni desta perplessità sul piano della corretta rappresentazione della realtà. La critica ai marchi più importanti del settore (S&P, Moody’s e Fitch) rileva la mancanza di una valutazione sistemica che poi permetta di meglio calibrare/ponderare il «voto» su un caso specifico e le inferenze di outlook .

In sintesi: la fotografia di una nazione tende a essere rappresentata senza un panorama di riferimento e il film mostra immagini sbiadite. Il Fmi, luogo più blasonato al mondo per i metodi di analisi e previsione, ha risolto con pragmatismo tale problema di gap cognitivo prevedendo frequenti aggiornamenti periodici degli scenari che ne indicano con chiarezza lo status metodologico: stime di contingenza suscettibili di variazione.

Le agenzie di rating, che per altro importano dal Fmi e da altre organizzazioni internazionali la modellistica e buona parte delle basi dati, adottano lo stesso schema. Ma l’impatto della loro valutazione, poiché privata e non regolata da protocolli di prudenza diplomatica, tende a essere maggiore. Per esempio, molti investitori globali hanno regole che vietano l’ingaggio in aree con un rating sotto una certa soglia. L’Italia, più di altre nazioni, è vittima di una sovra-valutazione del «rischio paese», che poi induce gli investitori a richiedere un premio di rischio esagerato, tanto per difetti propri, ma anche molto per il gap metodologico degli strumenti di osservazione.

Per esempio, una rappresentazione corretta della somma tra debito pubblico e privato darebbe all’Italia un rating più elevato, sul piano macro. Su quello micro, la comprensione che le piccole imprese mettono in conto economico e non in capex, le spese di ricerca svelerebbe molta più futurizzazione in atto e farebbe prevedere più competitività del sistema. Lo scostamento dalla realtà della foto e del film italiani dipende molto dall’anomalia di questa nazione che non rientra nei modelli standard.

Ma le agenzie di rating dovrebbero elaborare una rappresentazione specifica e non valutare l’Italia in modo conformista. Qui il punto: per risparmiare soldi e non complicare la comparabilità si evitano variazioni nei parametri di rappresentazione e ricerche più approfondite. Non credo che un appello a spendere di più in metodologia possa servire. Ma penso che sollecitare Fmi, Commissione Ue, Ocse, ecc., a migliorare la loro metodologia (i soldi li hanno) per aumentare la qualità e la consistenza valutativa di chi la importa o la prende a riferimento possa produrre effetti.

Carlo Pelanda

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un balzo in avanti. In parte previsto, ma che comunque apre una prospettiva diversa rispetto al pess...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Decontribuzione dal 50 al 100% per i lavoratori che usciranno dalla cassa integrazione del settore t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dica la verità, senatrice Bongiorno, ma la Lega vuole davvero i fondi del Recovery che sono legati ...

Oggi sulla stampa