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Metà delle imprese italiane vede rosa

Oltre la metà degli imprenditori italiani vede un futuro roseo davanti a sé. Bisogna tornare indietro terzo trimestre del 2017 per ritrovare cifre così positive. Dopo un anno e mezzo di crisi per la pandemia, le politiche di rilancio della congiuntura avviate a livello comunitario insieme alla ripresa dei commerci internazionali potranno tradursi in un viatico per l’accelerazione della produzione industriale e dei servizi. Stando almeno ai risultati dell’International Business Report di Grant Thornton, un’analisi condotta a livello globale dal network di consulenza sui dirigenti di oltre 2.500 imprese del mid-market che ha guardato anche alla ripartenza dell’Italia. «Nei primi sei mesi dell’anno abbiamo registrato un deciso aumento dell’ottimismo da parte delle aziende italiane (+20% rispetto a sei mesi fa) per quel che riguarda le aspettative economiche per i prossimi 12 mesi, con ben il 53% delle aziende fiduciose sulla ripresa», si legge nel documento. La performance italiana è arrivata addirittura a superare il trend di miglioramento atteso su scala mondiale (+12%, al 69%), che ha toccato in ogni caso il livello più alto non soltanto pre-Covid ma addirittura dal terzo trimestre del 2017 a oggi. «I risultati del report ci dicono che nei primi mesi dell’anno le medie imprese del nostro Paese hanno fatto registrare uno dei recuperi più evidenti della fiducia a livello globale (l’ottimismo è aumentato in sei mesi di ben 20 punti percentuali) e che lo stato di salute economica è tornato in linea con la media dell’Unione europea», ha spiegato Alessandro Dragonetti, partner e head of tax di Grant Thornton. «Questo è dovuto sia alle prospettive aziendali che, passata l’emergenza Covid, si sono rafforzate lasciandosi alle spalle diversi ostacoli e preoccupazioni che ne bloccavano la crescita; sia anche a una rinnovata volontà delle imprese di aumentare gli investimenti e di espandersi soprattutto all’estero». Secondo Dragonetti, infatti, il volume delle esportazioni, dopo aver vissuto un crollo all’inizio della pandemia, è cresciuto costantemente fino a collocarsi oggi al di sopra della media comunitaria. «Questo nuovo scenario di ritrovato ottimismo sarà fondamentale nel processo di identificazione di nuove opportunità per la crescita sia a livello domestico che internazionale», ha continuato il manager di Grant Thornton per cui, un fattore fondamentale, sarà la capacità delle imprese di cogliere le opportunità offerte dai programmi governativi a supporto della crisi pandemica. Oltre anche alla capacità degli imprenditori di adottare in modo continuativo i processi implementati in forma occasionale nella fase emergenziale, investendo risorse sempre maggiori nelle soluzioni a elevato contenuto tecnologico.

Questo quadro di ripresa generale riflette il clima di maggior fiducia sulle aspettative future delle imprese verso i fattori chiave della crescita economica come il fatturato, la redditività e l’occupazione preannunciando così un anno di ripresa per l’attività di business e di ulteriore apertura verso mercati nuovi e inesplorati. «Il 43% delle imprese italiane si aspetta un aumento dei ricavi nei prossimi dodici mesi, dato in netta crescita rispetto al 34% registrato nel secondo semestre del 2020», si legge nell’International Business Report. «Al contrario, solo il 23% delle imprese prevede una diminuzione del giro d’affari». Osservando la media globale, la quota delle imprese che stimano un aumento nei ricavi sale addirittura al 57%, 12 punti percentuali in più rispetto al secondo semestre di un anno fa. E cosa dire delle performance dei singoli settori? Fermo restando un generale ottimismo sul futuro, esistono comparti destinati a rispondere con maggiore prontezza alle opportunità che si presenteranno nella fase post Covid. E altri, invece, che potrebbero reagire come minore entusiasmo. Anche in questo caso, i dati analizzati dagli analisti di Grant Thornton parlano chiaro. A guidare l’esercito dei super ottimisti ci sono certamente quei comparti che hanno registrato una forte accelerazione durante i mesi del lockdown. Questo vuol dire, per esempio, le società legate all’IT, alle telecomunicazioni e ai media. Ma anche l’industria dei servizi finanziari che ha messo a segno risultati di tutto rispetto durante il periodo dell’emergenza sanitaria. In questo caso, il 77% degli operatori intervistati si è detto fiducioso sull’andamento del business nel corso del prossimo anno. Bene anche i produttori di beni di consumo come la catena alimentare, l’industria dell’auto e il comparto agricolo che hanno ipotizzato un incremento del proprio fatturato nel 71% dei casi. La ripresa delle attività porterà con sé un incremento dell’utilizzo di risorse elettriche. Ed ecco allora che il 70% delle utilities si è mostrato positivo sull’andamento dei conti nel futuro prossimo. Bene anche l’industria farmaceutica e più in generale della sanità, sempre più strategica nel mondo di oggi e di domani. Tanto da far ritenere un incremento del fatturato al 65% delle imprese del comparto. Meno positivi, invece, gli imprenditori del settore Oil alle prese con una trasformazione delle attività in ottica sostenibile con la progressiva riduzione, se non eliminazione, del consumo di petrolio. In questo caso, meno di un’impresa su due (47%) si è infatti mostrata ottimista sul futuro del proprio business.

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