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Messina: il sistema bancario? Può aiutare la crescita

Nelle ore in cui l’Istat certifica il tonfo del Pil dal fronte bancario arriva un segnale rassicurante. La frenata dell’economia e il riscontro che la ricchezza prodotta in Italia è diminuita dell’8,9% sono superabili ricorrendo alle capacità del settore produttivo e al ruolo di supporto esercitato dalla banche. A dirlo è l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, specificando che «il settore bancario non rappresenta un problema come nelle crisi passate. Può aiutare la crescita del Paese. E questo — osserva — si vede anche dall’ammontare enorme delle moratorie messe in atto». Messina rammenta i punti di forza del tessuto produttivo italiano, indicando sia la capacità di competere al meglio sui mercati esteri sia l’evidenza che durante la cris i depositi bancari delle imprese e delle famiglie sono cresciuti, una condizione che «dimostra un potenziale di recupero molto significativo. Nel momento in cui sono stati allentati i vincoli da lock down c’è stato un rimbalzo significativo». Un rimbalzo che il numero uno di Intesa Sanpaolo definisce fondamentale. «È importante che nel 2021 si determini una crescita del nostro Paese. Se sarà così il 2022 si presenterà come l’anno nel quale la crescita potrà generare e rafforzare il ritorno all’occupazione». L’obiettivo auspicato da Messina è una crescita del Pil a tassi superiori al 2%, in grado cioè di fare fronte alla crescita del debito pubblico. Il contesto è quello di «un’occasione unica da giocarci, rappresentata dai fondi del Next Generation Eu».

A mettersi a disposizione per contribuire alla ripresa è anche il mondo delle imprese. In audizione alla Camera Gianfelice Rocca, in veste di Special advisor life sciences di Confindustria, ribadisce che il piano nazionale di ripresa e resilienza impone «una serie di sfide per essere competitivi e solidali. I temi del welfare, della salute, del lavoro e dell’ambiente richiedono all’Europa di giocare al meglio un ruolo unico tra Stati Uniti e Cina». Rocca, soffermandosi sul programma di investimenti che l’Italia deve presentare nell’ambito del Next Generation Eu, indica le priorità su cui investire risorse e progetti sul fronte della sanità. «Medicina del territorio, ospedali più efficienti, la ricerca di base, digitalizzazione e capitale umano. Quest’ultimo molto più di quanto si immagini, come dimostrato durante la pandemia».

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