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Messina: no alla bad bank di sistema. «Più merito nel nuovo piano Intesa»

ROMA — La risposta alla montagna di sofferenze (155 miliardi di euro) che il sistema bancario ha accumulato «non è la bad bank». Per Carlo Messina è sbagliato il principio. «Nessuno ha intenzione di fare una «bad bank» che diventi una scatola in cui mettere le sofferenze che vanno a morire», ha detto ieri il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo intervenendo al XX Congresso nazionale della Fabi. Le alternative ci sono e nel piano industriale che tra due settimane il manager presenterà alla comunità finanziaria il nodo degli incagli e delle sofferenze potrebbe trovare soluzione in una «business unit» ha detto Messina, per il recupero dei crediti problematici, «poi — ha aggiunto — possiamo lavorare anche sugli incagli, per evitare che diventino nuove sofferenze e cercare di riportarli in bonis». Dunque l’idea della «bad bank» di sistema sembra tramontata, anche perché se si sottrae la prima banca italiana il progetto difficilmente può andare avanti. Va detto, per chiarezza, che già solo la parola in se “di sistema” piace poco a Messina, che pure sei mesi fa ha assunto la guida di quella che è stata la «banca di sistema» per eccellenza. Nel nuovo piano il registro cambierà radicalmente. «Non accetto la definizione di banca di sistema, siamo una banca dell’economia reale — ha affermato il consigliere delegato di Intesa —. Abbiamo preso 36 miliardi di euro dalla Bce e abbiamo restituito a famiglie ed imprese oltre 50 miliardi dall’inizio della crisi, ma questo non è stato enfatizzato». Il motivo, ha riconosciuto il manager, è legato in parte anche alla maggior attenzione che alcune situazioni difficili (vedi Zaleski o Risanamento) hanno suscitato attorno alla banca. Nel nuovo piano verrà cancellata anche l’eredità di quel periodo: «Dismetteremo le partecipazioni azzerandole, in particolare quelle che hanno connotazioni sistemiche e istituzionali» ha detto il manager, che è già uscito dalle Generali e da Pirelli. La vicinanza alle aziende resterà tuttavia la stella polare. E Messina ha anticipato che vede Intesa in un «ruolo importante» nella prossima quotazione delle Poste, una delle Ipo più grandi degli ultimi anni.
Ad ascoltare il manager ieri c’erano quasi 2.000 delegati sindacali, e in vista della presentazione del piano grande attenzione è stata ovviamente riservata alle tematiche del personale. La parola «esuberi» Messina non l’ha mai pronunciata. Ha dichiarato che taglierà le filiali, da 4.000 diventeranno 3.700, ma i dipendenti non seguiranno lo stesso destino. «È chiaro che abbiamo un eccesso di capacità produttiva — ha ammesso — ma vogliamo affrontarlo attraverso nuovi mestieri e nuove attività». Ci saranno dei piani di riqualificazione, Messina ha parlato di «percorsi di carriera» e «riconoscimento del merito» strappando applausi. L’epoca dei tagli, insomma, sembra finita. Ma, ha avvertito il banchiere, «se da queste nuove attività non arriveranno maggiori ricavi allora ci ritroveremo di nuovo in una situazione di eccesso di capacità produttiva» e i tagli diventeranno ineludibili.

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