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Messina: Intesa, meno partecipazioni e più crediti

Sempre meno equity e sempre più credito alle imprese, valorizzazione delle partecipazioni, ruolo strategico delle assicurazioni, centralità dell’Italia: il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, alla sua prima uscita pubblica in occasione della presentazione del rapporto Censis alla Fondazione Corriere della Sera , ha spiegato a margine la «nuova» filosofia della banca, che sta facendo i conti con la crisi come tutti gli istituti. L’equivalente delle perdite sui crediti registrati dalla banca «nei soli nove mesi di quest’anno sono state 4 miliardi», ha sottolineato Messina, a fronte di un costo del personale nello stesso periodo «di 3,6 miliardi: come banca dell’economia reale stiamo sopportando un costo della crisi superiore a quello di 94.200 dipendenti».

Il ciclo economico per il numero uno di Intesa ha ormai toccato il fondo e ora è ipotizzabile una ripresa, per questo l’istituto ha «deciso di costruire un piano industriale per garantire una prospettiva di medio lungo termine». Messina ha disegnato il futuro di Ca’ de Sass: «In prospettiva la visione è che la banca entrerà sempre meno nell’equity e sempre più farà il suo mestiere di dare credito alle imprese meritevoli e di cercare di sostenere quelle in difficoltà». Non è il tramonto delle partecipazioni azionarie ma un cambio di passo: «È chiaro che ci sono mestieri come quello dell’investment banking» dove se non c’è una quota di impegno nell’equity «guadagni molto meno: noi quindi allocheremo un capitale per quell’attività e quello sarà il capitale su cui lavoreremo». Messina ha spiegato che «l’obiettivo è creare valore per gli azionisti, non fare operazioni in equity o altri strumenti finanziari», è chiaro però che «può esserci l’eccezione perché le cose vanno gestite con intelligenza». Quanto alle quote già in portafoglio, «il nostro obiettivo in una prospettiva di medio termine è di valorizzare le partecipazioni dove sono valorizzabili». Il consigliere delegato ha fatto l’esempio della vendita di Generali. «Non parlo di logiche di potere e salotti – ha precisato – non mi interesso di questa roba. Mi interessa che quando ho la possibilità di creare valore per i miei azionisti lo creo in modo immediato senza nessun tipo di logiche politiche».
Il business assicurativo «rimane sicuramente strategico – ha detto Messina – perché tutto il mondo del wealth management è un mondo di grande contribuzione ai risultati» della banca. E poi c’è l’estero, anche se «l’Italia, dove abbiamo avuto la maggior contrazione dei risultati in questi ultimi anni, a questo punto è pronta a rappresentare l’area di maggior rimbalzo dei risultati»: «In Ungheria stiamo facendo delle riflessioni per una grande ristrutturazione», mentre «in Croazia, Serbia, Slovacchia siamo tra le banche più grandi e con performance molto buone».
Messina è intervenuto anche su Alitalia: risolte le problematiche legate all’aumento di capitale «almeno per quanto riguarda la parte dei privati», ora «trovare un partner industriale per noi è la priorità». E Intesa ritiene «ci possa essere ancora interesse da parte di Air France o un altro operatore». Mentre su Mps Messina ha ribadito che la banca non è interessata e non intende partecipare «neanche al consorzio di garanzia» per l’aumento di capitale da tre miliardi dell’istituto senese.

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