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Messina: da Intesa 100 milioni per gli ex soci delle banche venete

La prima uscita pubblica di Carlo Messina in Veneto é con gli imprenditori, anzi «il meglio dell’imprenditoria» di un territorio che «sta trainando la crescita», chiede una «house bank», una banca di riferimento, e che del resto é divenuto strategico per Intesa Sanpaolo dopo l’annessione delle attività delle due banche travolte dalla mala gestione. A Palazzo Leoni Montanaril’amministratore delegato del primo gruppo italiano del credito annuncia anche una delle iniziative finalizzate a ripristinare la fiducia degli ex piccoli soci di Popolare di Vicenza é Veneto Banca vittime di una vicenda «vergognosa». Intesa sta studiando i rapporti con le due banche di circa 30 mila clienti, «la fascia più debole», è quello che è successo a queste famiglie, ripete più volte, «è una vergogna, è scandaloso». Questa platea, che include oltretutto 2 mila persone ultra ottantenni, «e anche questo è sconvolgente» dice Messina, potrà accedere a un intervento da 100 milioni in cinque anni. Il sostegno che sara pari al massimo a circa 15 mila euro prevede l’attribuzione di un fondo monetario, in titoli di Stato.

«L’intervento della nostra banca ha permesso di proteggere 50 miliardi di risparmi, di tutelare oltre 2 milioni di clienti, di cui 200 mila imprese, e il lavoro di circa 10 mila persone» ricorda l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, un gruppo che non è «di Milano o di Torino, ma di tutto il Paese. Una banca che vuole essere architrave della nostra economia e che è orgogliosa di essere italiana». Tanto che, osserva poi Messina nel corso di un incontro con la stampa, bisognerebbe riflettere sulle regole che stanno portando le Fondazioni a scendere nel capitale. La compagnia di San Paolo, primo azionista di Intesa, ha limato la sua quota dello 0,95% é dovrà dismettere un altro 3% entro aprile del prossimo anno. «In un momento in cui questo Paese sta perdendo i suoi campioni nazionali, trovate corretto che si chieda a delle Fondazioni di dismettere le loro azioni in un’azienda secondo il principio che non può essere concentrato più del 30% del patrimonio in un asset? E’ una regola che andava bene per Mps, ma forse bisognerebbe valutare anche che se questa banca è una delle più redditizie d’Europa e difficilmente le Fondazioni potranno trovare investimenti con ritorni maggiori, allora forse posporre il tempo in cui si chiedono questi interventi lo avrei trovato ragionevole». Si è sottovalutato, per Messina, l’importanza di conservare noccioli duri: «Non vorrei mai – conclude – che tra qualche anno dovessimo trovarci alle prese con la messa a punto di golden power nel settore bancario».

Infine, la stretta della Bce sui crediti difficili. «Se vogliamo fare uno stress test perfetto facciamo vendere alle banche gli Npl, gli asset immobiliari recuperati e gli asset di livello 3 (i più illiquidi, ndr) e poi vediamo chi perde di più in Europa», afferma pur rassicurando sui buoni rapporti con Francoforte.

Paola Pica

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