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Messina ai soci di Intesa Sanpaolo: nel 2019 gli utili saliranno ancora

L’utile netto più alto di sempre a 4,05 miliardi (quadruplicato in cinque anni) e il livello più basso dei crediti deteriorati «sono indicatori sintetici importanti. Ma una delle cose che mi rende davvero orgoglioso è l’esserci reinventati il lavoro per migliaia di colleghi che altrimenti sarebbero stati degli esuberi. Si tratterà, a fine piano, di 10 mila dipendenti impegnati in mansioni che prima non c’erano, nuovi mestieri in settori innovativi». Parla(anche)di lavoro l’amministratore delegato Carlo Messina agli azionisti di Intesa Sanpaolo riuniti nell’auditorium del grattacielo di Torino per approvare il bilancio 2018 e rinnovare il consiglio che vede riconfermato, come nelle attese, il ticket di vertice.

La squadra della banca «dalla quale nessuno uscirà se non volontariamente» è quella che dovrà assicurare alla prima linea il rispetto della promessa di Messina all’assemblea: il nuovo record del risultato nel 2019. «È l’impegno che prendiamo in un contesto di mercato molto difficile — dice — riteniamo di essere in condizione di garantire una crescita ulteriore dell’utile netto. Questo è l’impegno del management nei confronti degli azionisti». Con la gestione di Carlo Messina i soci hanno visto raddoppiare la capitalizzazione da 20 a 40 miliardi, hanno incassato 13,5 miliardi di dividendi e puntano ora su nuove super cedole.

La risposta elettorale non si fa attendere. Il consenso raccolto in assemblea dalla lista di maggioranza è in aumento di due punti rispetto a tre anni fa, passando dal 61 al 63,12%, nonostante il minor peso delle fondazioni (scese dal 23 al 17%) e grazie alla spinta degli investitori internazionali. Alla lista numero uno va dunque il voto del 63,12% del capitale presente, mentre la compagine che fa capo ad Assogestioni ottiene il 35,62%. Con due votazioni separate, e il 95,77% dei sì (3,3% di contrari), Gian Maria Gros-Pietro resta presidente. E con lo stesso gradimento Paolo Andrea Colombo è confermato alla vicepresidenza. La minoranza ottiene cinque posti in consiglio (su 19) oltre alla presidenza del comitato per il controllo sulla gestione, attribuito ad Alberto Maria Pisani.

Oltre a Messina, Gros-Pietro,Colombo e Pisani risultano quindi eletti Franco Ceruti, Giovanni Gorno Tempini, Rossella Locatelli, Luciano Nebbia, Bruno Picca, Livia Pomodoro, Maria Alessandra Stefanelli, Guglielmo Weber, Daniele Zamboni, Maria Mazzarella, Anna Gatti, Fabrizio Mosca, Milena Teresa Motta, Maria Cristina Zoppo, Corrado Gatti. La quota di genere è circa un terzo del cda. Domani 2 maggio il consiglio di riunisce per l’attribuzione delle deleghe a Messina.

Nel suo intervento, il ceo riserva alcune parole ai «padri» del primo gruppo italiano del credito Giovanni Bazoli, presidente emerito in scadenza, e Giuseppe Guzzetti, numero uno della Cariplo e dell’Acri giunto a fine mandato. «Restino vicini alla banca — auspica il manager cinquantenne che ha salito tutti i gradini della carriera interna —. Bazoli e Guzzetti sono due figure difficilmente replicabili in Italia». Per Bazoli, spiega poi Gros-Pietro, «sarà individuata e proposta una soluzione che si avvicini al ruolo di presidente emerito», che lo statuto prevede per soli tre anni. Il professore di economia industriale che presiederà la banca per un nuovo triennio cita le sfide portate, tra le altre, dal cambiamento climatico e le opportunità create dalla tecnologia.

Messina ricorda come la banca primeggi negli indici internazionali di sostenibilità e di come gli investimenti ad alto impatto sociale facciano parte del piano di sviluppo. Il ceo non crede nelle fusioni europee e non vede «sinergie possibili con altre banche Ue». Intesa va avanti a dare tutto il supporto all’economia italiana che quest’anno tornerà a crescere: «Ci agganceremo alla Germania e ci sarà un rimbalzo importante. Non ho mai pensato alla recessione, piuttosto a un rallentamento. Ma il debito e va ridotto».

Paola Pica

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