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Messina: «Accelerare le fusioni Servono 2-3 gruppi forti in Europa»

Arriva dal protagonista del risiko bancario la spinta alle aggregazioni in Italia: «Credo che oggi ci sia la consapevolezza che bisogna accelerare, ci sono diversi soggetti sul mercato che possono combinarsi tra di loro», ha detto ieri Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo, che ha appena acquisito Ubi, a un incontro online del Messaggero. Per Messina è «indispensabile che questo accada il prima possibile, perché quando ci sarà il round dei consolidamenti europei il nostro Paese dovrà disporre di due-tre gruppi bancari forti che potranno posizionarsi in Europa come leader per favorire l’Italia nel contesto europeo. Noi abbiamo già fatto». Anche per l’operazione Ubi l’istituto ha conquistato il premio «Bank of the year in western Europe» e «Bank of the year in Italy» da parte di The Banker.

I riflettori dunque si spostano sulle altre banche, a cominciare da Unicredit che vuole chiudere in tempi brevi la ricerca del nuovo amministratore delegato, forse già al board della settimana prossima. Il candidato ideale è italiano, che sappia parlare ai mercati ma sia anche un interlocutore istituzionale. Tra i nomi in ballo Alberto Nagel, Marco Morelli, Flavio Valeri, Fabio Gallia, Diego De Giorgi o l’interno Carlo Vivaldi. La scelta è legata alle mosse future della banca. «Mps-Unicredit? Ci sono delle iniziative. Ragioniamo anche con una logica di mercato — ha detto ieri il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte —. Che vadano avanti e valuteremo». Ieri il presidente in pectore di Unicredit, Pier Carlo Padoan, ha detto all’Ft che Mps «non è stata fonte di disaccordo» con il ceo Jean Pierre Mustier: «La mia nomina non è politica e non ha niente a che fare con Mps». La frattura — si dice — sarebbe dovuta all’opposizione del board alla proposta di dividere in due di Unicredit per il timore di uno spostamento del baricentro in Germania, per di più dopo un’acquisizione di Mps con una dote pubblica. Dote ancora in discussione: ieri è stato riammesso l’emendamento dei Cinquestelle che limita a 500 milioni il credito fiscale (dta) in caso di fusione. Oggi è di 2 miliardi. Un altro emendamento M5S propone l’uso delle dta negli aumenti di capitale, quindi anche se lo Stato ricapitalizzasse Mps mantenendola pubblica.

Intanto il board Mps discuterà giovedì 17 «una proposta di piano strategico» che «conterrà taluni scenari di fabbisogno patrimoniale». Entro gennaio 2021 Mps sottoporrà alla Bce il «capital plan comprensivo delle misure propedeutiche al necessario rafforzamento patrimoniale». Si parla di 2-2,5 miliardi che potranno essere messi anche dal Tesoro, nell’ambito di una fusione.

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