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Sei mesi senza contributi per chi assume i disoccupati

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di tutti i settori che assumono disoccupati, a prescindere dall’età, in pianta stabile. E Naspi senza décalage fino a fine anno, quindi assegno di disoccupazione pieno, senza decurtazioni. Due novità importanti che il ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) prevede di inserire nel decreto Sostegni bis, atteso per la prossima settimana.
Il governo stende dunque una rete contro la disoccupazione, in vista dello sblocco ai licenziamenti dal primo luglio per le grandi imprese. «Bisogna scongiurare un impatto fatale sull’economia», è il ragionamento. Tamponare l’emorragia, incentivare le assunzioni e costruire le due grandi riforme politiche attive e ammortizzatori per accom pagnare le transizioni dei lavoratori da un posto a un altro e accrescerne le competenze.
Riforme che non vedremo in azione prima di molti mesi. La nuova Cig debutterà a g ennaio e le politiche attive attendono la radicale revisione dell’Anpal, l’Agenzia che se ne occupa e che il decreto Sostegni bis andrà a commissariare azzerandone l’attuale cda e riportando molte competenze, oltre ai fondi Ue, all’interno del ministero del Lavoro. Ecco perché il governo punta intanto a rendere più consistente la Naspi, il sussidio di disoccupazione. Oggi l’assegno non più di 1.300 euro al mese per 24 mesi al massimo – subisce una decurtazione del 3% dal quarto mese in poi.
Questo taglio viene ora sospeso per tutti – vecchi e nuovi beneficiari – fino a fine anno. L’anno scorso l’Italia ha speso 12,8 miliardi per sostenere i disoccupati. Nonostante la pandemia, 570 mila lavoratori hanno concluso in anticipo il periodo in Naspi perché hanno trovato un posto meglio remunerato. Secondo alcune simulazioni Inps fatte per la commissione Catalfo sulla riforma degli ammortizzatori – nel 2021 si può ipotizzare un aumento di ingressi in Naspi del 16% e una maggiore permanenza del 20%: più disoccupati (da 2 a 3,5 milioni) e più a lungo. La spesa sarà “solo” di 9,5 miliardi quest’anno, per la gradualità nei licenziamenti. Poi si esplode a 18 miliardi nel 2022 e a 20 dal 2023. Abolire il décalage quest’anno costerebbe 166 milioni, poi 1,2 e 1,7 miliardi nel biennio a seguire.
Nel pacchetto lavoro si prevedono anche incentivi per favorire la staffetta generazionale nelle aziende. L’integrazione dello stipendio per le ore tagliate dal contratto di solidarietà sale dal 60 al 70% per le imprese che registrano cali del 50% nel fatturato e che mantengono i livelli occupazionali. La soglia di accesso al contratto di espansione scende dai 250 ai 100 dipendenti. E così si amplia la platea di aziende che possono usarlo per diminuire le ore o anticipare di cinque anni la pensione. Commercio e turismo avranno uno sgravio al 100% dei contributi, se riconfermano i propri dipendenti dopo la fine della Cig Covid. Misura già esistente, ma scaduta a fine marzo e ora limitata ai settori in sofferenza.
La novità del “contratto di rioccupazione” è una spia della filosofia post-Covid che il governo vuole impostare: riassorbire i disoccupati, ma allo stesso tempo incoraggiare il lavoro stabile, di qualità. Lo sconto totale dei contributi vale sei mesi, equivalenti al periodo di prova. Si cumula con altri sgravi esistenti (giovani, donne, Sud). Ma dovrà essere restituito, se non scatta l’assunzione a tempo indeterminato al termine dei sei mesi.
Nel decreto Sostegni bis non mancherà il rifinanziamento del Rem, il Reddito di emergenza per i più poveri: si pensa ad almeno tre mensilità per coprire tutta l’estate. È probabile anche la proroga di sei mesi della Cig per cessazione di attività riservata alle grandi crisi industriali. Segno che la recessione innescata dal Covid è tutt’altro che agli sgoccioli.
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