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Mes, il governo regge i grillini perdono pezzi in tre verso la Lega

ROMA — Il premier Conte andrà oggi al Consiglio europeo di Bruxelles con in tasca il via libera del Parlamento al Fondo salva-Stati. La riforma del Mes (il Meccanismo europeo di stabilità) passa alle Camere con numeri non risicati. Ma i 5Stelle sono nel caos, in pieno psicodramma tra dissensi e addii, mentre il leader e ministro degli Esteri, Luigi Di Maio da Tirana fa sapere che «a gennaio serve un contratto per arrivare a fine legislatura». E insiste sul “pacchetto” e la negoziazione europea ancora da ultimare sul Mes: «L’Italia non firmerà finché non sarà certo che i risparmi degli italiani sono al sicuro al 200%».
Infatti l’accordo sulla risoluzione pro Mes – raggiunto nella notte con un compromesso nella maggioranza giallo-rossa – ha previsto che non ci saranno firme al buio e che tutti gli ulteriori passaggi coinvolgeranno sempre le Camere. A cantare vittoria è il Pd: «Noi Dem abbiamo ribadito e sostenuto la netta scelta europeista a difesa dei risparmi delle famiglie e delle imprese italiane. Ora il governo e Conte hanno un mandato forte», dice il segretario Nicola Zingaretti.
Lascia il Senato pochi minuti prima del voto definitivo, il presidente del Consiglio. Ormai è cosa fatta, ma sono state otto ore di bagarre iniziata alle 9,30 a Montecitorio (dove l’ok arriva con 291 sì), ripresa a Palazzo Madama alle 15,30 (dopo la colazione al Quirinale pre- summit europeo di Conte e di mezzo governo) e conclusa con 164 sì (più quello della senatrice Elena Cattaneo che si è sbagliata) a Palazzo Madama. Dove si era temuto per i mal di pancia grillini, e dove Matteo Salvini fa il suo show. Alla fine tuttavia il premier Conte si dichiara soddisfatto: «Andiamo avanti spediti».
È stata un’approvazione sofferta. Conte ha rassicurato: «L’Italia non ha nulla da temere dalla riforma del Mes, anche perché il suo debito è pienamente sostenibile». E lancia la stoccata: «Bisogna stare attenti a insinuare dubbi e paure nei cittadini italiani, tanto più che alcune delle posizioni hanno disvelato il malcelato auspicio di portare il nostro Paese fuori dall’euro-zona o, addirittura, dalla Ue. Se questo è l’obiettivo allora converrebbe chiarirlo in modo esplicito».
S’infiamma l’aula di Montecitorio. A nome dalla Lega, Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio, gli dà del «traditore». Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d’Italia, lo accusa di tafazzismo: «Non ha senso spendere i soldi degli italiani per salvare le banche tedesche. Mi dite perché farlo? Trattare in termini di pacchetto, presidente Conte, chi glielo ha consigliato? Tafazzi?». Partono urla, interviene il presidente Roberto Fico («Questo non è un cinema») e dai banchi del centrodestra è un coro: «Lei è di parte, lei è di parte». Il leghista Dimitri Coin attacco imperterrito Bruxelles: «Nonostante il Mes, vorrei svegliarmi con mia moglie accanto e non con un burocrate sodomita…». La dem Lia Quartapelle dà l’altolà: «Siamo a una campagna brigantesca per disorientare la gente, per far crescere la paura. Una campagna vile che nasconde il piano subdolo della Lega: quello dell’uscita dall’euro».
Ma è a Palazzo Madama che i giallo- rossi traballano. Quattro grillini votano contro e tre di loro sembrano pronti a passare con la Lega. «Siamo al mercato delle vacche”, fanno sapere Di Maio e il Guardasigilli Alfonso Bonafede. «Porte aperte della Lega a uomini e donne di buona volontà», risponde Salvini. In uscita dai 5Stelle sono Ugo Grassi («Non mi riconosco più nel Movimento ») e Stefano Lucidi («Non sono un criceto, esco dalla gabbia e voto no»), mentre Francesco Urraro vota la risoluzione della Lega. A Montecitorio i grillini assenti sono 14: «Tutti giustificati», fanno sapere i 5S. Salvini attacca, citando l’appello anti Mes di 32 professori universitari, definendo Conte «la copia sbiadita del professor Monti», accusando i 5Stelle di incoerenza. «Ma a Salvini è fallita la spallata», chiosa il dem Andrea Marcucci.

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