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Merkel vuole l’intesa Ue a luglio e rilancia il fondo franco-tedesco

Angela Merkel atterra a Bruxelles e prende le redini del negoziato sul Recovery Fund. La Cancelliera – alla prima trasferta all’estero da inizio pandemia – presenta il programma del suo semestre di presidenza dell’Unione davanti al Parlamento europeo, ma l’attenzione è monopolizzata dalle parole sul piano per rilanciare l’economia martoriata dal Covid. «Siamo di fronte all’abisso», afferma per spronare i leader a «mettersi uno nei panni dell’altro». Spinge affinché si arrivi a un compromesso: «Rapidamente, entro l’estate». Nel tardo pomeriggio è la riunione tra Merkel e i vertici delle istituzioni Ue a tracciare la strategia da seguire nei prossimi dieci giorni. Ognuno avrà un ruolo preciso, con l’obiettivo di chiudere con un compromesso che si avvicini quanto più alla proposta da 750 miliardi della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.
Non sarà facile, avverte Merkel, in quanto «le posizioni dei governi sono distanti». Lo dimostrano le bordate a orologeria che arrivano proprio mentre interviene all’Europarlamento. Da Vienna Sebastian Kurz fa sapere di avere appena parlato con i colleghi di Danimarca, Svezia e Olanda, il gruppo dei “frugali”, per «coordinarci in vista del summit» del 17 e 18 luglio. «Non vedo l’ora di rivederli a Bruxelles», aggiunge minaccioso. Da Budapest si materializza anche Viktor Orbàn, leader dei Visegrad contrario al Recovery ritenuto poco generoso con l’Ungheria: «Difficile immaginare che chiuderemo la prossima settimana ». Tatticismi che spingono il presidente del Parlamento, David Sassoli, a dire che «non si può tornare indietro». E così in serata, al termine del mini-vertice tra istituzioni, von der Leyen, Sassoli, Michel e Merkel ribadiscono la necessità di un’intesa «entro luglio».
Poco prima, in aula, la Cancelliera aveva difeso «il fondo da 500 miliardi » proposto a inizio maggio con Macron. Ecco la chiave del negoziato. I nordici sparano a zero, da Madrid Sanchez e Conte fanno diga sui 750 miliardi. Commissione e Parlamento fino all’ultimo si schiereranno con i mediterranei, mentre Merkel e Macron proveranno a mediare, con l’intento di salvare quanto più dei 500 miliardi a fondo perduto, giudicati vitali per Italia e Spagna, e pronti a sacrificare parte dei 250 miliardi di prestiti (ci sono già i 540 miliardi di prestiti del pacchetto Mes-Sure-Bei). Per convincere i nordici, è pronta la minaccia: ogni miliardo levato ai sussidi da non rimborsare, corrisponderà a un taglio dei preziosi “rebates” dei frugali, gli sconti al loro contributo al bilancio Ue 2021-2027. Il possibile punto di caduta è tra i 600 e i 650 miliardi, per ora respinto dal Club Med per ragioni tattiche e mediatiche.
Intanto Sanchez parlando del nuovo Mes senza condizionalità ha affermato che «non ha senso creare strumenti e avere vergogna di usarli». Da Madrid e Lisbona, dove Conte ha incontrato proprio Sanchez e Costa, spiegano che nei colloqui i tre leader si sono scambiati «informazioni» sul Fondo salva-Stati: non è escluso che dopo l’accordo sul Recovery, Italia, Spagna e Portogallo lo attivino in modo coordinato, tutti insieme.
La Cancelliera illustra il programma del suo semestre, mentre i “frugali” attaccano.
Italia, Portogallo e Spagna potrebbero attivare il Mes insieme
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