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Merkel, tregua con Tsipras “Dialogo ma senza promesse” Draghi: niente rischi a breve

Lei, impassibile, ha ribadito i suoi punti fermi ma ha sottolineato che sugli accordi conclusi coi precedenti governi ellenici si può discutere, anche perché «in questi anni il risanamento greco non è stato un successo»: «non posso garantire sulla liquidità, non faccio promesse, ma voglio una Grecia dalle finanze solide e riformata e anche economicamente forte». Lui, col consueto stile casual, vestito grigio, camicia sbottonata e niente cravatta, ha subito replicato: «Non sono certo venuto qui a chiedere che Berlino paghi gli stipendi degli statali greci, bisogna parlarsi e capirsi, noi rispetteremo i trattati, e per me la democrazia tedesca non ha nulla da spartire col Terzo Reich». Lei autorevole ma un minimo materna con accenni di sorriso, lui studente all’esame più che tribuno sulla barricata: ecco i segnali dell’atteso, nervoso vertice di ieri sera qui tra Angela Merkel e Alexis Tsipras. Con il sostegno esterno di Mario Draghi dal Parlamento europeo: «vogliamo la Grecia nell’eurozona ma deve onorare gli impegni con tutti i creditori», ha detto il presidente della Bce, che poi ha rassicurato i mercati («non ci sono rischi sistemici nel breve termine») e ha respinto con forza l’accusa di ricatti ad Atene: «Noi siamo esposti per 104 miliardi, il 60% del debito sovrano ellenico, quale e dove sarebbe il ricatto?».

É solo l’inizio del disgelo, è appena l’avvio del tentativo di disintossicare la situazione, dopo settimane di attacchi mediatici e politici al vetriolo tra Atene e Berlino. Ce l’hanno messa tutta, ciascuno col suo stile un po’ corretto, la potente ed esperta cancelliera federale e il giovane leader dell’ultima speranza ellenica. «Da noi — ha detto Tsipras — i costi sociali sono tragici, le misure attuate finora hanno impoverito i poveri ben più dei ricchi, l’evasione fiscale regna ancora. Vogliamo riforme strutturali ma serve un nuovo mix politico per alleviare i tragici costi sociali. E al tempo stesso noi greci dobbiamo imparare a vedere le radici nazionali della crisi, non ce l’ha portata la Germania, i greci non sono fannulloni ma la crisi ellenica non è colpa dei tedeschi».
“Angie” ha subito ricambiato la cortesia, a suo modo. «Negoziati e decisioni finali spettano all’Eurogruppo, non alla Germania da sola.
Ma per noi tedeschi in Europa tutti sono uguali, piccoli e grandi: un Paese un voto, noi come il Lussemburgo». Poi non sono mancati colpi di fioretto cortesi ma netti: «La questione dei danni di guerra – ha detto Tsipras – è una priorità etica per noi, ma non è una richiesta materiale. Piuttosto la Germania può aiutarci a combattere la corruzione indagando sulle tangenti pagate da Siemens a casa nostra». «Noi — ha risposto la cancelliera — teniamo viva la memoria della colpa degli atroci crimini degli occupanti nazisti in Grecia, ma tra i due Paesi la questione dei danni di guerra è chiusa».
Tsipras attacca poi la copertina di Spiegel che con un fotomontaggio ritraeva Merkel a fianco degli ufficiali della Wehrmacht sull’Acropoli occupata. «Simili scelte dei media, vostri e nostri, sono estremamente ingiuste e false, verso la cancelliera e verso la democrazia tedesca».
Da Bruxelles Mario Draghi assicura intanto che i vantaggi del quantitative easing si stanno traducendo nell’economia reale. Ed è per questo che «è vitale che i governi nazionali non reagiscano alla ripresa distraendosi e dimenticando le indispensabili, urgenti riforme strutturali».
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